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Gianluca Pino

Consulente Finanziario a Roma | Private Banker Banca Generali

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Commento Mensile

📕 Commento Mensile

QUADRO MACROECONOMICO

Negli Stati Uniti la Fed ha confermato una pausa sui tassi di interesse nel breve termine, mentre sul piano geopolitico, Washington ha inasprito le tensioni con il Venezuela culminate con l’arresto del presidente Maduro, accusato di gestire un «narco-Stato» e di aver truccato le elezioni del Paese. In Europa, la BCE ha ribadito un approccio prudente alla politica monetaria, evidenziando una marcata divergenza tra i Paesi dell’area euro sul fronte dell’inflazione e della crescita. In Asia, la Cina ha intensificato la pressione diplomatica e militare su Taiwan con nuove esercitazioni nello Stretto, mentre il Giappone ha riaffermato il rafforzamento delle proprie capacità difensive e il coordinamento strategico con gli alleati regionali, alimentando ulteriori tensioni nell’area indo-pacifica

STATI UNITI

La seconda lettura del PIL per il 3Q ha registrato un incremento del 4,3% t/t ann., ben oltre le attese (3,3%). Il mercato del lavoro ha continuato a creare nuovi posti di lavoro, con i NFP saliti di 50 mila unità e un tasso di disoccupazione che è sceso dal 4,5% al 4,4%. Sul fronte dell’attività reale, il settore manifatturiero resta il principale punto debole: l’ISM PMI è sceso a 47,9 ancora in territorio di contrazione. L’inflazione ha continuato a raffreddarsi: il CPI è sceso al 2,7% a/a, mentre il CPI Core è scivolato al 2,6% a/a, consolidando l’idea di pressioni sui prezzi ormai molto più contenute. La Fed ha ridotto i tassi di 25 bps, e dai verbali del FOMC emerge che la maggior parte dei membri ritiene probabili ulteriori riduzioni nel corso del prossimo anno, a condizione che l’inflazione continui a moderarsi.

EUROPA

La terza lettura del PIL per il 3Q ha registrato un incremento pari allo 0,3% rispetto al trimestre precedente, superando la stima iniziale dello 0,2%. Il PMI Manifatturiero è diminuito a dicembre a 48,8, indicando un peggioramento più marcato delle condizioni operative delle aziende manifatturiere. La domanda di beni ha mostrato una certa debolezza, poiché i nuovi ordini sono diminuiti al ritmo più rapido in quasi un anno. La contrazione più rilevante è stata in Germania con il PMI in calo da 47,7 a 47,0. La BCE ha mantenuto i tassi di riferimento invariati al 2% a dicembre. Questa mossa, affiancata da un dato di inflazione in calo dal 2,1% al 2% a/a probabilmente chiude la porta a ulteriori tagli dei tassi nel breve termine.

GIAPPONE

Il PIL è sceso del 2,3% t/t ann. nel 3Q, un calo più marcato rispetto alla lettura preliminare di -1,8%. La spesa privata ha inciso negativamente sulla lettura finale del dato (-0,2% t/t vs +1,0 prelim.). La BoJ ha aumentato il tasso di riferimento di 25 punti base allo 0,75% adicembre. I funzionari dell’istituto centrale hanno dichiarato che ulteriori aumenti dei tassi di interesse e una graduale riduzione della politica monetaria accomodante dovrebbero condurre ad una stabilità sostenibile dei prezzi. Infatti l’ultimo dato di CPI si è attestato in calo dal 3,0% al 2,9% a/a, e un’inflazione alimentare al minimo da un anno (6,1% a/a).

CINA

La Cina ha chiuso l’anno con segnali contrastanti. A novembre la produzione industriale è aumentata del 4,8% a/a, in calo rispetto al 4,9% a/a del mese precedente, e le vendite al dettaglio sono cresciute solo dell’1,3% a/a, in forte decelerazione rispetto al mese precedente (2,9% a/a). Il CPI è aumentato da 0,2% a 0,7% a/a a novembre, segnale che le pressioni deflazionistiche osservate all’inizio del 2025 stanno iniziando ad attenuarsi. L’indice PMI manifatturiero è risalito a 50,1, tornando in territorio di espansione, mentre il comparto non‑manifatturiero ha raggiunto 50,2, indicando un miglioramento graduale dell’attività dei servizi.

OUTLOOK

I dati recenti confermano la resilienza dell’economia statunitense, sostenuta da consumi solidi e investimenti fissi robusti. Le stime preliminari di crescita del PIL USA nel terzo trimestre hanno superato le attese, mentre la crescita dell’Eurozona rimane più moderata, riflesso di condizioni interne e politiche fiscali espansive, ma di portata diversa tra i Paesi. Sul fronte inflazionistico, negli Stati Uniti i prezzi rallentano grazie al calo della componente shelter, pur restando sopra il target della Fed. Il mercato del lavoro mostra segnali di raffreddamento, seppur non drammatici, mentre il consenso all’interno del FOMC appare meno coeso, alimentando incertezza sulle prossime mosse di politica monetaria. In Europa, l’inflazione si mantiene in linea con il target, favorendo l’orientamento accomodante della BCE. Le banche centrali adottano approcci differenziati: la BCE conferma la pausa, la Bank of Japan si prepara a un rialzo dei tassi, mentre la Fed resta in attesa di ulteriori evidenze macro prima di agire con ulteriori tagli del costo del denaro. Sullo sfondo, si accrescono le tensioni geopolitiche, con le azioni di Trump verso il Venezuela che contribuiscono ad aumentare la volatilità dei mercati.

CRESCITA ECONOMICA 

Per il 2026 la crescita economica mondiale è attesa stabile intorno al 3%. Il rischio di recessione sia a livello globale che regionale rimane molto contenuto e si prospetta una fase di consolidamento, senza accelerazioni, che riflette la maturità del ciclo economico. 

La crescita degli Stati Uniti sarà sostenuta soprattutto dagli stimoli fiscali e dagli investimenti in IA. Il piano fiscale OBBBA avrà un impatto rilevante nel biennio 2026-27, sostenendo sia i consumi sia gli investimenti delle imprese. A sostenere la crescita contribuirà anche la domanda interna, trainata dai consumi delle fasce di reddito più elevate, che rappresentano circa il 40% del totale. In Europa, la crescita sarà trainata principalmente dalla Germania e da politiche fiscali espansive. In Cina, il target di crescita del 5% appare più difficile da raggiungere, con rallentamento degli investimenti e domanda interna fragile, mentre la crescita resta dipendente dagli stimoli pubblici.

INFLAZIONE 

Le dinamiche inflattive si presentano eterogenee a livello globale: negli Stati Uniti l’inflazione resta sopra il target, mentre in Eurozona la crescita dei prezzi è più contenuta. In Cina prosegue la fase di bassa inflazione.

Nel 2026 l’inflazione appare destinata a rimanere sopra i target delle principali banche centrali, ma senza accelerazioni. Negli Stati Uniti, il tasso di crescita dei prezzi rimarrà oltre l’obiettivo Fed, pur rallentando rispetto ai picchi recenti: il pass-through dei dazi, finora assorbito dai margini delle società, sarà più evidente nel primo trimestre ma con impatto contenuto sui prezzi finali, grazie alla capacità delle imprese di gestire i costi e mantenere la competitività; gli stimoli fiscali dell’OBBBA sosterranno i consumi, mantenendo l’inflazione sopra il 2% ma senza fiammate. In Eurozona, l’inflazione si avvicina al target BCE, favorita da domanda interna debole, forza dell’EUR e reindirizzamento dei flussi commerciali cinesi, in un contesto di maggiore normalizzazione.

POLITICHE ECONOMICHE 

I percorsi di politica monetaria nelle principali aree economiche seguiranno le dinamiche specifiche delle rispettive economie di riferimento. Mentre è attesa stabilità dei tassi in Eurozona, il timing dell’allentamento monetario della Fed è in evoluzione. Le politiche fiscali si confermano espansive, ma in Europa l’impulso fiscale sarà concentrato soprattutto in Germania.

Nel 2026 le politiche monetarie seguiranno approcci differenziati tra aree. Negli Stati Uniti, il FOMC risulta sempre meno coeso e più diviso sulle prospettive dei tassi, come emerso chiaramente dal Dot plot di dicembre che ha mostrato che la dispersione delle opinioni tra i membri della Fed è aumentata, segnalando incertezza sulle prossime mosse. In Eurozona, il quadro appare più prevedibile: la BCE è orientata al mantenimento di una politica accomodante e alla stabilità dei tassi, con l’inflazione vicina al target e una crescita che rimane fortemente dipendente dalla manovra fiscale tedesca.

RISCHI 

I principali rischi riguardano la portata e la tempistica di implementazione degli investimenti in IA negli USA e la capacità della Germania di trasformare gli stanziamenti in investimenti produttivi, elemento chiave per sostenere la ripresa dell’Eurozona. Sullo sfondo, tornano alla ribalta i rischi geopolitici dopo le vicende in Venezuela.

Una realizzazione degli investimenti in IA con portata inferiore alle attese e tempi più dilatati potrebbe frenare la crescita e compromettere la competitività degli Stati Uniti. La traiettoria della crescita europea appare fortemente condizionata dalla capacità della Germania di mantenere la spinta fiscale annunciata. Inoltre, la conclusione del NextGenerationEU renderà necessario un maggiore ricorso al debito pubblico, un fattore di rischio per l’Eurozona considerando gli elevati rapporti debito/PIL di molti Paesi membri.

Gianluca

Consulente Finanziario

Come consulente finanziario, ho avuto l’onore di proteggere e pianificare gli investimenti di numerose famiglie italiane per 25 anni, ispirandomi ai valori di un buon padre di famiglia. La mia attività si distingue per l’innovazione, la tecnologia, la qualità del servizio e il valore delle persone.

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Dott.Gianluca Pino | Iscritto all’albo unico dei Consulenti Finanziari sez. I Calabria Delibera n. 11992 del 01/06/1999