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Gianluca Pino

Consulente Finanziario a Roma | Private Banker Banca Generali

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Commento Mensile

📕 Commento Mensile

QUADRO MACROECONOMICO

Prima che lo scoppio del conflitto in Medio Oriente minacciasse concretamente la stabilità dellen rotte commerciali internazionali, febbraio era stato caratterizzato da un ritorno delle tensioni commerciali dopo l’annullamento dei dazi da parte della Corte Suprema USA, spingendo Washington a imporre un nuovo dazio globale del 10%, con l’obiettivo dichiarato di portarlo al 15%. La decisione ha indotto l’UE a sospendere la ratifica dell’accordo bilaterale con gli USA. In Giappone, il governo Takaichi ha nominato due economisti reflazionisti nel board della BOJ, alimentando attese di una postura più prudente sui rialzi e indebolendo lo yen.

STATI UNITI

L’economia statunitense è cresciuta dell’1,4% t/t annualizzato nel 4Q25, dopo il +4,4% del 3Q. Il rallentamento è attribuibile al crollo della spesa federale legato allo shutdown. Al netto di questo shock temporaneo, la domanda privata è apparsa ben sostenuta: consumi solidi, investimenti in IA ancora dinamici e mercato del lavoro ancora resiliente. Infatti, a gennaio l’economia americana ha generato 130mila nuovi posti di lavoro, e la disoccupazione è rimasta stabile al 4,3%. La produzione industriale è avanzata dello 0,7% m/m, con una manifattura in crescita dello 0,6% e un forte contributo delle utilities. L’inflazione ha rallentato dal 2,7% al 2,4% a/a a gennaio, grazie all’attenuarsi delle pressioni sui prezzi nel comparto energetico.

EUROPA

La seconda lettura del PIL per il 4Q del 2025 ha indicato una crescita dello 0,3% t/t (+1,3% a/a), confermando la resilienza dell’area in un contesto di rallentamento globale. La Spagna ha guidato la crescita con un +0,8%, sostenuta da consumi e investimenti, Germania e Italia sono cresciute dello 0,3% e la Francia dello 0,2%. Il mercato del lavoro resta solido: la disoccupazione è scesa al 6,2% in dicembre, tornando sui minimi dell’ultimo anno. Il PMI composito è salito a 51,9 a febbraio, sostenuto dal rafforzamento del manifatturiero (50,8), che è tornato in espansione grazie alla componente dei nuovi ordini in aumento. La BCE, nel meeting del 5 febbraio, ha mantenuto il tasso sui depositi invariato al 2%.

GIAPPONE

Il PIL del Giappone è cresciuto dello 0,1% t/t nel 4Q25, dopo il calo dello 0,7% del 3Q. Gli investimenti sono tornati a salire, mentre i consumi continuano a soffrire l’impatto delle pressioni sui prezzi alimentari. La spesa pubblica è rimasta contenuta e il contributo della domanda estera è rimasto nullo. I consumi, più fragili a fine 2025, hanno registrato un recupero: le vendite al dettaglio sono salite a +1,8% a/a, trainate da misure fiscali e da un aumento della spesa per beni durevoli. I leading indicators confermano un contesto più favorevole: il PMI composito è avanzato da 53,1 a 53,8 con un miglior bilanciamento tra servizi e manifattura.

CINA

L’economia cinese ha mostrato segnali contrastanti sul fronte congiunturale. L’inflazione di gennaio è salita dello 0,2% a/a, rallentando rispetto allo 0,8% precedente, segnalando che le pressioni deflazionistiche restano presenti. I PMI indicano un contesto moderatamente espansivo: a febbraio il PMI manifatturiero è rimasto debole a 50,3, mentre il PMI dei servizi è salito a 52,3 grazie al miglioramento dell’attività domestica. Sul fronte monetario, la PBoC ha mantenuto invariati i Loan Prime Rate, lasciando l’LPR a 1 anno al 3,00% e quello a 5 anni al 3,50%, in linea con l’orientamento accomodante

OUTLOOK

In un contesto in cui, fino a pochi giorni fa, il principale fattore di incertezza riguardava le prossime mosse della Fed sui tassi, l’attacco all’Iran rappresenta un elemento di svolta nella percezione del rischio sui mercati finanziari. La motivazione dichiarata dell’operazione è chiara, mentre resta meno definito l’obiettivo finale, rendendo più complessa la valutazione degli impatti economici e finanziari. È plausibile che Stati Uniti e Israele mirino più a una ricalibrazione dell’assetto di potere iraniano che a un suo completo rovesciamento, scenario che richiederebbe un coinvolgimento militare prolungato e politicamente oneroso. Pur colpita, l’Iran conserva infatti capacità sufficienti a provocare danni significativi ai flussi energetici globali. Nello scenario di base, ci si attende un’escalation limitata, con una temporanea interruzione (4–8 settimane) delle forniture di petrolio e gas dal Golfo e impatti complessivamente contenuti sulla crescita dei Paesi più esposti. I rischi rimangono tuttavia orientati verso la possibilità di un confronto più duraturo e destabilizzante. Allo stesso tempo, sia gli Stati Uniti — in pieno anno elettorale — sia la Cina — che pur non essendo esposta in modo significativo ai flussi in arrivo dal Golfo rimane dipendente dalle importazioni di energia fossile per circa il 20% del suo mix energetico complessivo — hanno un chiaro interesse a favorire una rapida de‑escalation.

CRESCITA ECONOMICA 

L’economia globale continua a muoversi in un quadro di crescita moderata, sostenuta da politiche fiscali espansive, consumi ancora resilienti e un ciclo degli investimenti favorevole. Ad oggi, le tensioni geopolitiche in Medio Oriente, pur avendo innalzato il livello di incertezza, non alterano in modo significativo lo scenario di base, che resta improntato a una fase espansiva, seppur fragile.

Qualora l’interruzione dei flussi di materie prime in transito dallo Stretto di Hormuz dovesse rimanere limitata nel tempo, lo scenario centrale, caratterizzato da crescita globale intorno al 3% sostenuta da USA ed Emergenti, sarebbe confermato. Le diverse aree economiche mostrano una distinta capacità di assorbire gli effetti dello shock. Negli Stati Uniti, autosufficienza energetica e domanda interna solida mantengono sostanzialmente invariato il profilo di crescita. Nell’Eurozona, la maggiore dipendenza dalle importazioni di energia rende la ripresa più vulnerabile, pur restando positiva. La struttura ampiamente diversificata del mix energetico cinese limita invece l’impatto di eventuali interruzioni prolungate dei flussi.

INFLAZIONE 

L’inflazione globale prosegue lungo un percorso di graduale normalizzazione, seppur con andamenti differenti tra aree economiche. Le tensioni in Medio Oriente non modificano lo scenario di fondo, ma rappresentano un potenziale fattore di rischio al rialzo attraverso il canale energetico.

Negli Stati Uniti, le pressioni inflazionistiche restano gestibili, ma un aumento duraturo dei prezzi dell’energia potrebbe frenare la disinflazione e ritardare l’allentamento della Fed. L’economia è comunque meno esposta agli shock energetici grazie alla maggiore autosufficienza. L’Eurozona rimane l’area più sensibile alle conseguenze del protrarsi di un rialzo dei prezzi energetici: la forte dipendenza dalle importazioni rende l’inflazione particolarmente sensibile a tali dinamiche, con possibili ripercussioni su consumi già deboli. In Cina, le pressioni inflazionistiche deriverebbero soprattutto dal lato energia: un aumento dei prezzi globali ne alzerebbe i costi industriali, anche in un contesto di domanda interna ancora moderata.

POLITICHE ECONOMICHE 

Le politiche fiscali si confermano espansive nelle principali aree economiche. Il conflitto in Medio Oriente non costituisce, ad oggi, un elemento tale da modificare l’impostazione della politica monetaria nelle maggiori economie, che rimane orientata a sostenere la crescita in un quadro di inflazione in graduale normalizzazione.

La sentenza della Corte Suprema sull’illegittimità dei dazi ai sensi dello IEEPA non altera le prospettive fiscali degli USA, che possono far ricorso a strumenti alternativi per ripristinare il gettito derivante dall’applicazione delle tariffe. In Eurozona, l’impulso fiscale proverrà principalmente dalla Germania, mentre in altri Paesi sarà limitato da necessità legate alla sostenibilità del debito. Le tensioni geopolitiche potrebbero influenzare le priorità di spesa pubblica. Permane incertezza sulle prossime mosse della Fed: la solidità dei dati USA pone in dubbio l’effettiva necessità di procedere con i due tagli dei tassi attesi dal mercato nel 2026. La BCE dovrebbe mantenere i tassi invariati nel corso dell’anno, in assenza di shock macroeconomici di natura esogena.

RISCHI 

L’escalation in Medio Oriente ha riportato il focus sui rischi geopolitici e sui potenziali impatti di un eventuale rincaro energetico sull’inflazione e la politica monetaria nelle principali aree economiche. Permane incertezza sull’assetto finale dei dazi a seguito della sentenza della Corte Suprema sull’illegittimità ai sensi dello IEEPA.

I principali rischi nel contesto attuale riguardano l’evoluzione del traffico marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz, snodo strategico delle rotte energetiche globali. Nello scenario più avverso, un’estensione del conflitto su larga scala potrebbe portare al blocco del transito nello Stretto per un periodo prolungato e al danneggiamento delle infrastrutture critiche, incluse le rotte di bypass e alcuni siti produttivi. Un simile scenario, pur estremo, determinerebbe un aumento strutturale dei prezzi dell’energia. In tal caso, il rischio economico più rilevante potrebbe riguardare la relativa inefficacia della politica monetaria di gestire un’inflazione da offerta, con eventuali approcci restrittivi che andrebbero a gravare sulla domanda, senza reale beneficio sull’origine del rialzo dei prezzi.

Gianluca

Consulente Finanziario

Come consulente finanziario, ho avuto l’onore di proteggere e pianificare gli investimenti di numerose famiglie italiane per 25 anni, ispirandomi ai valori di un buon padre di famiglia. La mia attività si distingue per l’innovazione, la tecnologia, la qualità del servizio e il valore delle persone.

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Dott.Gianluca Pino | Iscritto all’albo unico dei Consulenti Finanziari sez. I Calabria Delibera n. 11992 del 01/06/1999