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Gianluca Pino

Consulente Finanziario a Roma | Private Banker Banca Generali

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Commento Mensile

📕 Commento Mensile

QUADRO MACROECONOMICO

A marzo il contesto economico globale è stato fortemente influenzato dall’intensificarsi del conflitto in Medio Oriente, che ha messo sotto pressione le principali rotte energetiche e commerciali. Le difficoltà di transito nelle aree chiave del Golfo hanno inciso sui costi di approvvigionamento di energia e trasporti, accrescendo l’incertezza sulle prospettive di crescita, soprattutto per le economie più dipendenti dalle importazioni. Sul fronte commerciale, è rimasto operativo il dazio globale USA del 10%, mentre l’Unione Europea ha riattivato il percorso di ratifica dell’accordo con Washington, accompagnandolo a meccanismi di tutela volti a contenere il rischio di nuove tensioni e a preservare la stabilità degli scambi internazionali.

STATI UNITI

Il PIL per il 4Q25 è stato rivisto al ribasso dall’1,4% (prima lettura) allo 0,7% t/t ann., penalizzato dal forte calo della spesa pubblica legato allo shutdown federale, ma anche da un calo della spesa dei consumatori e degli investimenti delle imprese. Dopo lo shock temporaneo causato dagli scioperi, il mercato del lavoro è rimasto solido: a marzo il numero di occupati è aumentato di 178 mila unità, e la disoccupazione è scesa al 4,3%. Sul fronte della fiducia, l’indice a cura del Conference Board è risalito a marzo a 91,8, con un miglioramento delle condizioni correnti, mentre la componente delle aspettative future è rimasta debole, risentendo del timore di maggiori pressioni sui costi energetici e sul potere d’acquisto delle famiglie. La Fed ha mantenuto invariati i tassi tra il 3,50% e il 3,75%,

EUROPA

Nel 4Q25 il PIL è cresciuto dello 0,2% t/t, L’espansione è stata trainata principalmente dalla domanda interna, con un contributo positivo dei consumi delle famiglie e, in misura minore, della spesa pubblica e degli investimenti, mentre il commercio estero ha fornito un apporto negativo. A marzo i leading indicators hanno segnalato un lieve rallentamento: il PMI composito è sceso a 50,5, guidato dal calo dei servizi (50,1), parzialmente compensato dalla resilienza della manifattura, in area espansiva a 51,4. Il CPI a marzo è risalito al 2,5% a/a, spinto dall’aumento dei prezzi energetici. Nel meeting di marzo la BCE ha mantenuto il tasso di riferimento al 2,0%, ma ha rivisto al rialzo le previsioni sull’inflazione per il 2026 dall’1,9% al 2,6%

GIAPPONE

Il dato finale sul PIL giapponese per il 4Q25 ha mostrato una crescita dello 0,3% t/t, superiore alla stima preliminare dello 0,1%. La ripresa è stata trainata dagli investimenti (+1,2% t/t) e, in misura più contenuta, dai consumi privati (+0,3%), sostenuti da misure fiscali volte ad attenuare l’impatto del caro vita, mentre il contributo del commercio estero è rimasto nullo. Il CPI è sceso dall’1,5% all’1,3% a febbraio; l’inflazione alimentare è rimasta vicina ai minimi, complice un aumento più contenuto dei prezzi del riso, mentre i costi energetici sono rimasti in territorio negativo. La BOJ ha mantenuto  invariati i tassi di riferimento allo 0,75%.

CINA

L’economia cinese continua a mostrare segnali contrastanti sul fronte congiunturale. L’inflazione è tornata a salire a febbraio all’1,3% a/a dallo 0,2% precedente, riflettendo soprattutto fattori stagionali e un rimbalzo dei prezzi alimentari. Il PMI composito è sceso a 52,5 a marzo dal 53,9 di febbraio. Sia la produzione manifatturiera (da 53,0 a 51,4) sia l’attività dei servizi (da 53,8 a 52,8) hanno perso slancio, con nuovi ordini in crescita al ritmo più debole degli ultimi tre mesi e una domanda estera in aumento ad un ritmo piuttosto moderato. Il surplus commerciale ha raggiunto USD 214 mld nei primi due mesi dell’anno, riflettendo una forte crescita delle esportazioni.

OUTLOOK

Il contesto attuale si colloca in una fase di transizione delicata, in cui gli investitori sono chiamati a bilanciare segnali contrastanti. Da un lato, le iniziative diplomatiche in corso alimentano un cauto ottimismo su una progressiva attenuazione delle tensioni in Medio Oriente e su una normalizzazione delle frizioni energetiche; dall’altro, la persistente fluidità del quadro geopolitico mantiene elevato il livello di incertezza e frena la normalizzazione del sentiment di mercato. Nello scenario di base, il proseguimento della crescita globale non viene messo in discussione: le interruzioni energetiche sono considerate temporanee e assorbibili, senza effetti dirompenti sugli equilibri macroeconomici. Le principali incognite si spostano invece sui percorsi di politica monetaria, con le banche centrali chiamate a gestire uno shock di offerta in presenza di un ciclo ancora resiliente. In questo contesto, i mercati sembrano iniziare a prezzare uno scenario più stagflattivo rispetto al recente passato, caratterizzato da una minore visibilità su inflazione e tassi più che da un reale deterioramento delle prospettive di crescita. L’outlook resta quindi coerente con un equilibrio precario, in cui segnali di distensione e rischi residui convivono, rendendo centrale un monitoraggio costante dell’evoluzione geopolitica e delle reazioni di policy.

CRESCITA ECONOMICA 

L’economia globale continua a mostrare una crescita moderata ma resiliente, sostenuta da politiche fiscali espansive, da un ciclo degli investimenti favorevole – in particolare nell’IA – e da consumi che, pur normalizzandosi, restano solidi nelle principali economie avanzate. Le tensioni in Medio Oriente hanno innalzato l’incertezza, senza configurare una rottura dello scenario, seppur con un profilo più fragile.

Un blocco temporaneo delle forniture energetiche attraverso lo Stretto di Hormuz non compromette strutturalmente l’offerta globale se contenute nel tempo. In questa ipotesi, lo scenario di crescita è coerente con le previsioni OCSE, che indicano un’espansione dell’economia mondiale prossima al 3% nel biennio 2026‑27. Le diverse aree mostrano una capacità eterogenea di assorbire lo shock: negli USA l’autosufficienza energetica e la solidità della domanda interna preservano la crescita; nell’Eurozona la maggiore dipendenza energetica accresce la vulnerabilità; in Cina, la diversificazione del mix energetico e il supporto delle politiche economiche ne attenuano l’impatto.

INFLAZIONE 

L’inflazione globale resta inserita in un percorso di graduale rientro, pur con differenze tra aree economiche. Le tensioni in Medio Oriente incidono prevalentemente attraverso il canale energetico, ma nello scenario di base di uno shock temporaneo sull’offerta non modificano il quadro di fondo, ipotizzando un impatto non persistente sui prezzi.

Negli Stati Uniti, l’aumento dei prezzi dell’energia può rallentare il processo di disinflazione, più che invertirlo: la maggiore autosufficienza energetica e il trend di graduale rientro al target in atto da diversi mesi limitano il rischio di una trasmissione persistente alle componenti core. Nell’Eurozona, l’inflazione risente maggiormente delle tensioni energetiche, data la dipendenza dalle importazioni: tuttavia, nello scenario centrale, tali pressioni restano considerate temporanee e compatibili con un graduale rientro. In Cina, le pressioni inflazionistiche derivano principalmente dal lato dei costi energetici e industriali; una domanda interna ancora moderata e il supporto delle politiche economiche contribuiscono a limitarne la trasmissione.

POLITICHE ECONOMICHE 

Le politiche economiche si collocano in una fase di gestione prudente, con un orientamento fiscale ancora di supporto e una politica monetaria improntata alla cautela. Nello scenario di base, che assume uno shock energetico temporaneo, le tensioni geopolitiche non determinano un cambio di regime, ma contribuiscono a mantenere un approccio vigile e guidato dai dati.

Dal lato fiscale, il sostegno alla crescita resta presente nelle principali economie, con intensità differenziate. Negli Stati Uniti le politiche fiscali continuano a sostenere l’attività economica, grazie alla resilienza del ciclo e degli investimenti. In Eurozona, l’impulso fiscale resta eterogeneo e concentrato soprattutto in Germania, mentre altrove lo spazio di manovra è limitato dai vincoli di bilancio. Le tensioni geopolitiche influenzano la composizione più che il livello della spesa. Sul fronte monetario, le banche centrali hanno dovuto rivedere le assunzioni di breve periodo. Negli Stati Uniti, la Fed potrebbe rimanere on hold più a lungo, privilegiando la solidità del quadro macro prima di avviare un allentamento. In Eurozona, la BCE appare pronta a intervenire in senso restrittivo se necessario, ma con un approccio graduale e prudente

RISCHI 

Il quadro macro continua a essere caratterizzato da un’elevata incertezza, con i principali rischi concentrati sul versante geopolitico ed energetico. Le tensioni in Medio Oriente assumono rilevanza per i possibili effetti macroeconomici indiretti, legati a frizioni prolungate nei flussi energetici e alle catene di approvvigionamento globali, più che per l’evoluzione militare del conflitto.

Il rischio chiave riguarda la durata e l’intensità delle interruzioni operative attorno allo Stretto di Hormuz, snodo cruciale per il transito di petrolio e gas. Nello scenario centrale, irregolarità temporanee dei flussi restano gestibili; un’evoluzione verso uno shock più persistente potrebbe però mantenere un premio di rischio elevato sui prezzi dell’energia, attraverso inefficienze logistiche, maggiori costi di trasporto e oneri assicurativi. In uno scenario avverso, con interruzioni prolungate o danni alle infrastrutture critiche, il rischio macroeconomico principale sarebbe legato a una inflazione da offerta più duratura, difficilmente gestibile dalla politica monetaria. In tale contesto, un irrigidimento delle condizioni finanziarie rischierebbe di comprimere domanda e crescita senza incidere sull’origine dello shock, aumentando la probabilità di dinamiche stagflattive e maggiore volatilità finanziaria.

Gianluca

Consulente Finanziario

Come consulente finanziario, ho avuto l’onore di proteggere e pianificare gli investimenti di numerose famiglie italiane per 25 anni, ispirandomi ai valori di un buon padre di famiglia. La mia attività si distingue per l’innovazione, la tecnologia, la qualità del servizio e il valore delle persone.

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Dott.Gianluca Pino | Iscritto all’albo unico dei Consulenti Finanziari sez. I Calabria Delibera n. 11992 del 01/06/1999 

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