OUTLOOK
Il quadro macroeconomico globale continua a mostrare una crescita resiliente, ma sostenuta da fattori sempre più fragili e soggetta a rischi esogeni rilevanti. La tregua temporanea tra Stati Uniti e Iran ha contribuito a ridurre il rischio immediato di escalation, favorendo un miglioramento del sentiment; tuttavia, la normalizzazione dei flussi energetici e commerciali resta incompleta, in particolare nello Stretto di Hormuz, dove i volumi rimangono inferiori ai livelli precedenti al conflitto. Questo mantiene elevata l’incertezza e continua a riflettersi su prezzi energetici, condizioni finanziarie e fiducia. Le banche centrali operano in un contesto di inflazione persistente e crescita in rallentamento, con un orientamento prudente e focalizzato, al momento, sulla stabilità delle aspettative più che sul supporto dell’attività economica. Negli Stati Uniti, il dibattito sulla direzione futura della politica monetaria si arricchisce di elementi di incertezza legati al nuovo approccio che il neo eletto presidente della Federal Reserve, Kevin Warsh, potrebbe imprimere nelle modalità decisionali e comunicative dell’istituto. Nel complesso, lo scenario di base resta quello di una crescita globale positiva ma in decelerazione, con pressioni inflazionistiche ancora elevate e rischi orientati al rialzo. La possibilità di una dinamica stagflattiva non è esclusa, soprattutto in presenza di tensioni persistenti sulle catene energetiche e di un contesto geopolitico instabile.
CRESCITA ECONOMICA
Lo scenario di base resta caratterizzato da una crescita globale positiva ma in rallentamento, con una progressiva divergenza tra Stati Uniti e Europa e un profilo di rischio che si concentra sulle economie più esposte agli shock energetici e commerciali.
L’economia statunitense continua a mostrare resilienza, sostenuta da utili societari e condizioni finanziarie che, seppur più restrittive, non hanno ancora innescato un deterioramento marcato del ciclo. Tuttavia, emergono segnali di fragilità, in particolare sul fronte della fiducia delle famiglie, influenzata dall’aumento dei costi energetici e dei tassi sui mutui. L’Europa, al contrario, appare più esposta alle tensioni sui flussi energetici e commerciali provenienti dal Medio Oriente. Il peggioramento degli indicatori di sorpresa macroeconomica segnala un indebolimento della dinamica congiunturale del blocco europeo. In questo contesto, il ciclo globale si mantiene in espansione ma con crescente eterogeneità e rischi di ulteriore indebolimento nella seconda parte dell’anno, soprattutto nelle aree più dipendenti dall’energia importata.
INFLAZIONE
Le pressioni inflazionistiche restano persistenti a livello globale, sostenute sia dai fattori energetici sia da dinamiche più diffuse, rendendo il percorso di rientro verso i target delle banche centrali più lento e incerto.
L’inflazione continua a rappresentare il principale elemento di rischio percepito dagli operatori, con una quota significativa di investitori che la identifica come fattore di dominante per i mercati. Le tensioni sui prezzi energetici, legate alla disfunzione dei flussi a Hormuz, continuano a trasmettersi all’intero sistema produttivo, influenzando non solo energia ma anche settori collegati come gas e fertilizzanti. Negli Stati Uniti, l’inflazione PCE core resta su livelli elevati (al 3,3% annuo ad aprile), mantenendosi sopra il target della Fed da oltre cinque anni, a conferma della persistenza delle pressioni sui prezzi. Nel complesso, il processo di disinflazione appare incompleto e più irregolare rispetto alle attese, con il rischio che le pressioni si rivelino più persistenti se lo shock sull’offerta si prolungasse ulteriormente.
POLITICHE ECONOMICHE
Le politiche economiche restano improntate alla prudenza, con banche centrali orientate a preservare la credibilità anti-inflazionistica e un contesto fiscale che offre un supporto limitato e disomogeneo.
Le principali banche centrali mantengono un approccio cauto e data-dependent, evitando interventi prematuri in un contesto di inflazione ancora sopra target. Negli Stati Uniti, l’arrivo di una nuova leadership alla Fed introduce elementi di discontinuità nel framework decisionale e nella comunicazione, con possibile ridimensionamento della forward guidance e l’introduzione di misure di inflazione «trimmed». Tuttavia, i vincoli di credibilità e l’inflazione persistente limitano un cambio di rotta rapido, rendendo più probabile una fase prolungata di tassi invariati. Nell’area euro, la BCE opera in un contesto più fragile, tra rallentamento della crescita e pressioni inflazionistiche legate all’energia. In questo quadro, l’orientamento resta prudente, ma la persistenza delle pressioni sui prezzi potrebbe richiedere interventi restrittivi, con il rischio di accentuare il peggioramento del ciclo economico.
RISCHI
l profilo dei rischi resta sbilanciato verso scenari avversi, con un’elevata dipendenza dall’evoluzione geopolitica e dalle dinamiche dei mercati energetici.
Il principale fattore di incertezza resta legato alla piena riattivazione dei flussi energetici globali. Nonostante la tregua tra Stati Uniti e Iran, i livelli di traffico nello Stretto di Hormuz restano inferiori alla norma, indicando che le criticità sull’offerta potrebbero tardare ad essere riassorbite. Un eventuale protrarsi di queste tensioni continuerebbe a sostenere i prezzi dell’energia, alimentando pressioni inflazionistiche e comprimendo ulteriormente il potere d’acquisto dei consumatori. Il contesto resta caratterizzato da una combinazione complessa di crescita in rallentamento e inflazione persistente, che riduce i margini di intervento delle politiche economiche e aumenta il rischio di scenari stagflattivi nel caso di nuovi shock esogeni.
Commento Mensile
📕 Commento Mensile
QUADRO MACROECONOMIC
A maggio il quadro macroeconomico e geopolitico globale ha mostrato segnali di parziale stabilizzazione, grazie al raggiungimento di un accordo di tregua tra Stati Uniti e Iran, che ha ridotto i timori di una prolungata interruzione dei flussi energetici. La tregua, tuttavia, appare fragile. Sul fronte macro, le nuove revisioni delle stime di crescita a cura dell’OCSE hanno continuato a riflettere un contesto di espansione più fragile, con l’aumento dei costi energetici e il deterioramento delle condizioni finanziarie che stanno contribuendo a uno scenario di tipo “higher-for-longer” sia per l’inflazione sia per i tassi di interesse. Le principali banche centrali hanno adottato un approccio prudente e fortemente dipendente dai dati, con il focus concentrato sull’evoluzione dell’inflazione.
STATI UNITI
La seconda stima del PIL del 1° trim. ha evidenziato un rallentamento più marcato del previsto, con crescita rivista al ribasso dal 2% all’1,6% a/a. La revisione ha riflesso una dinamica più debole dei consumi (+1,4% da +1,6%), in decelerazione rispetto al +1,9% del quarto trimestre. Il quadro macro ha riflesso anche una crescente pressione inflazionistica. Il CPI di aprile, ha segnato un +3,8%, con la componente core al 2,8% su base annua. Il mercato del lavoro ha mostrato una crescita moderata: sono stati rilevati ad aprile 115 mila nuovi occupati non agricoli, con disoccupazione al 4,3%. Le vendite al dettaglio di aprile sono cresciute dello 0,5% mensile. La Fed ha mantenuto i tassi nel range 3,50–3,75% in attesa dell’insediamento del nuovo Presidente Kevin Warsh, avvenuta a fine maggio
EUROPA
Nel 1° trim. l’Area Euro ha mostrato una crescita debole: PIL +0,1% t/t e +0,8% a/a, in decelerazione dal +1,3%. La dinamica dei prezzi ha riaccelerato, con il CPI di aprile al 3,2% a/a (dal 3,0%), mentre la componente core è rimasta stabile al 2,2%. I consumi sono apparsi fragili: vendite retail -0,1% m/m, pur +1,2% a/a, in un contesto in cui anche la produzione industriale è rimasta debole (+0,2% m/m ma -2,1% a/a). I PMI hanno segnalato un peggioramento ciclico, con il composito di maggio a 48,5, servizi ancora in contrazione (47,7) e manifattura marginalmente espansiva (51,6). In tale quadro, la BCE ha mantenuto il tasso sui depositi al 2,00%, ma ha rafforzato il bias restrittivo, segnalando possibili rialzi a breve e revisioni al rialzo delle stime di inflazione
GIAPPONE
L’economia nipponica ha mostrato segnali di ripresa su più fronti. Il PIL del primo trimestre è cresciuto dello 0,8% a/a, mentre la produzione industriale di aprile ha registrato un progresso dello 0,8% m/m e del 2,3% a/a. Le vendite al dettaglio di aprile sono aumentate dell’1,3% m/m, sostenendo la domanda interna. Il PMI manifatturiero di maggio si è attestato a 54,5, in netto territorio espansivo. Il CPI ad aprile si è attestato all’1,4% a/a, ancora sotto il target del 2% della BOJ, che ha mantenuto un approccio prudente alla normalizzazione monetaria, nonostante un mercato del lavoro solido con disoccupazione al 2,5%.
CINA
I dati di maggio hanno delineato un’economia cinese a due velocità. Il CPI di aprile è salito a +1,2% a/a e il PPI a +2,8% a/a, segnalando un allentamento delle pressioni deflazionistiche. Sul fronte dell’attività reale, la produzione industriale ha tenuto a +4,1% a/a, guidata in gran parte dall’export, mentre i consumi sono rimasti deboli: le vendite al dettaglio hanno segnato appena +0,2% a/a. Il PMI composito per il mese di maggio si è attestato a 50,5 punti, confermando espansione. In questo contesto, la PBoC ha mantenuto un orientamento accomodante, con interventi selettivi a sostegno della domanda interna
OUTLOOK
Il quadro macroeconomico globale continua a mostrare una crescita resiliente, ma sostenuta da fattori sempre più fragili e soggetta a rischi esogeni rilevanti. La tregua temporanea tra Stati Uniti e Iran ha contribuito a ridurre il rischio immediato di escalation, favorendo un miglioramento del sentiment; tuttavia, la normalizzazione dei flussi energetici e commerciali resta incompleta, in particolare nello Stretto di Hormuz, dove i volumi rimangono inferiori ai livelli precedenti al conflitto. Questo mantiene elevata l’incertezza e continua a riflettersi su prezzi energetici, condizioni finanziarie e fiducia. Le banche centrali operano in un contesto di inflazione persistente e crescita in rallentamento, con un orientamento prudente e focalizzato, al momento, sulla stabilità delle aspettative più che sul supporto dell’attività economica. Negli Stati Uniti, il dibattito sulla direzione futura della politica monetaria si arricchisce di elementi di incertezza legati al nuovo approccio che il neo eletto presidente della Federal Reserve, Kevin Warsh, potrebbe imprimere nelle modalità decisionali e comunicative dell’istituto. Nel complesso, lo scenario di base resta quello di una crescita globale positiva ma in decelerazione, con pressioni inflazionistiche ancora elevate e rischi orientati al rialzo. La possibilità di una dinamica stagflattiva non è esclusa, soprattutto in presenza di tensioni persistenti sulle catene energetiche e di un contesto geopolitico instabile.
CRESCITA ECONOMICA
Lo scenario di base resta caratterizzato da una crescita globale positiva ma in rallentamento, con una progressiva divergenza tra Stati Uniti e Europa e un profilo di rischio che si concentra sulle economie più esposte agli shock energetici e commerciali.
L’economia statunitense continua a mostrare resilienza, sostenuta da utili societari e condizioni finanziarie che, seppur più restrittive, non hanno ancora innescato un deterioramento marcato del ciclo. Tuttavia, emergono segnali di fragilità, in particolare sul fronte della fiducia delle famiglie, influenzata dall’aumento dei costi energetici e dei tassi sui mutui. L’Europa, al contrario, appare più esposta alle tensioni sui flussi energetici e commerciali provenienti dal Medio Oriente. Il peggioramento degli indicatori di sorpresa macroeconomica segnala un indebolimento della dinamica congiunturale del blocco europeo. In questo contesto, il ciclo globale si mantiene in espansione ma con crescente eterogeneità e rischi di ulteriore indebolimento nella seconda parte dell’anno, soprattutto nelle aree più dipendenti dall’energia importata.
INFLAZIONE
Le pressioni inflazionistiche restano persistenti a livello globale, sostenute sia dai fattori energetici sia da dinamiche più diffuse, rendendo il percorso di rientro verso i target delle banche centrali più lento e incerto.
L’inflazione continua a rappresentare il principale elemento di rischio percepito dagli operatori, con una quota significativa di investitori che la identifica come fattore di dominante per i mercati. Le tensioni sui prezzi energetici, legate alla disfunzione dei flussi a Hormuz, continuano a trasmettersi all’intero sistema produttivo, influenzando non solo energia ma anche settori collegati come gas e fertilizzanti. Negli Stati Uniti, l’inflazione PCE core resta su livelli elevati (al 3,3% annuo ad aprile), mantenendosi sopra il target della Fed da oltre cinque anni, a conferma della persistenza delle pressioni sui prezzi. Nel complesso, il processo di disinflazione appare incompleto e più irregolare rispetto alle attese, con il rischio che le pressioni si rivelino più persistenti se lo shock sull’offerta si prolungasse ulteriormente.
POLITICHE ECONOMICHE
Le politiche economiche restano improntate alla prudenza, con banche centrali orientate a preservare la credibilità anti-inflazionistica e un contesto fiscale che offre un supporto limitato e disomogeneo.
Le principali banche centrali mantengono un approccio cauto e data-dependent, evitando interventi prematuri in un contesto di inflazione ancora sopra target. Negli Stati Uniti, l’arrivo di una nuova leadership alla Fed introduce elementi di discontinuità nel framework decisionale e nella comunicazione, con possibile ridimensionamento della forward guidance e l’introduzione di misure di inflazione «trimmed». Tuttavia, i vincoli di credibilità e l’inflazione persistente limitano un cambio di rotta rapido, rendendo più probabile una fase prolungata di tassi invariati. Nell’area euro, la BCE opera in un contesto più fragile, tra rallentamento della crescita e pressioni inflazionistiche legate all’energia. In questo quadro, l’orientamento resta prudente, ma la persistenza delle pressioni sui prezzi potrebbe richiedere interventi restrittivi, con il rischio di accentuare il peggioramento del ciclo economico.
RISCHI
l profilo dei rischi resta sbilanciato verso scenari avversi, con un’elevata dipendenza dall’evoluzione geopolitica e dalle dinamiche dei mercati energetici.
Il principale fattore di incertezza resta legato alla piena riattivazione dei flussi energetici globali. Nonostante la tregua tra Stati Uniti e Iran, i livelli di traffico nello Stretto di Hormuz restano inferiori alla norma, indicando che le criticità sull’offerta potrebbero tardare ad essere riassorbite. Un eventuale protrarsi di queste tensioni continuerebbe a sostenere i prezzi dell’energia, alimentando pressioni inflazionistiche e comprimendo ulteriormente il potere d’acquisto dei consumatori. Il contesto resta caratterizzato da una combinazione complessa di crescita in rallentamento e inflazione persistente, che riduce i margini di intervento delle politiche economiche e aumenta il rischio di scenari stagflattivi nel caso di nuovi shock esogeni.
Gianluca
Consulente Finanziario
Come consulente finanziario, ho avuto l’onore di proteggere e pianificare gli investimenti di numerose famiglie italiane per 25 anni, ispirandomi ai valori di un buon padre di famiglia. La mia attività si distingue per l’innovazione, la tecnologia, la qualità del servizio e il valore delle persone.
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Consulente Finanziario a Roma | Private Banker Banca Generali