OUTLOOK
Il quadro di mercato continua a essere sostenuto da una crescita economica globale sorprendentemente resiliente. Attività economica, mercato del lavoro e utili societari confermano uno scenario di “no landing”, con il consenso degli investitori che resta orientato verso la prosecuzione dell’espansione. A fronte di fondamentali ancora favorevoli, emergono tuttavia elementi di crescente fragilità. Le tensioni geopolitiche in Medio Oriente e il protrarsi del conflitto in Ucraina continuano ad alimentare pressioni sul mercato energetico. Parallelamente, il tema del debito è tornato al centro dell’attenzione dei mercati. L’aumento dei rendimenti governativi riflette non solo la solidità della crescita, ma soprattutto le crescenti preoccupazioni sulla sostenibilità fiscale. Il fenomeno non riguarda solo gli Stati Uniti: anche in Europa l’instabilità politica in Francia e Spagna ha determinato un ampliamento degli spread sovrani rispetto al Bund. In questo contesto, il mercato richiede un premio crescente per detenere attività a lunga scadenza, mentre le obbligazioni hanno progressivamente perso parte del loro tradizionale ruolo difensivo. Restano inoltre aperti interrogativi sulla sostenibilità delle aspettative sugli utili e sull’intensità del ciclo di investimenti legato all’intelligenza artificiale. Lo scenario centrale rimane quello di una crescita positiva, ma inserita in un equilibrio più fragile, nel quale geopolitica, inflazione energetica, sostenibilità del debito e credibilità delle istituzioni economiche rappresentano le principali variabili da monitorare.
CRESCITA ECONOMICA
La crescita globale continua a mostrare una resilienza superiore alle attese, sostenuta dalla tenuta dell’economia statunitense, dalla solidità degli utili societari e dagli investimenti legati all’intelligenza artificiale.
Nel 2026 l’economia mondiale è attesa espandersi a un ritmo superiore al 3%, mentre i timori di recessione sono progressivamente diminuiti. Negli Stati Uniti, consumi, occupazione e spesa per investimenti continuano a sostenere l’attività economica. Anche l’Europa sta mostrando una capacità di tenuta superiore alle aspettative, grazie ad una domanda interna più resiliente del previsto. Permangono tuttavia alcuni fattori di vulnerabilità. L’incertezza geopolitica e condizioni finanziarie più restrittive potrebbero incidere su consumi e investimenti, soprattutto in Europa. Lo scenario centrale resta quello di una crescita positiva, ma sostenuta da equilibri più fragili rispetto al recente passato.
INFLAZIONE
L’inflazione rimane la variabile centrale dello scenario macroeconomico. I rischi legatiall’energia continuano a richiedere un approccio prudente da parte delle banche centrali.
Il mercato ha progressivamente abbandonato l’ipotesi di una rapida normalizzazione del conflitto in Medio Oriente e dei prezzi energetici, prendendo atto di uno scenario caratterizzato da tensioni più persistenti e da un premio al rischio destinato a rimanere elevato. In questo contesto, l’attenzione non è rivolta tanto al prezzo del petrolio quanto ai prodotti raffinati. I danni alle infrastrutture e le difficoltà lungo le principali rotte marittime stanno infatti creando colli di bottiglia nella raffinazione e nella distribuzione, mantenendo elevato il crack spread. Poiché diesel e benzina si trasmettono direttamente ai costi di trasporto, logistica e produzione, il rischio è che le pressioni energetiche amplifichino i propri effetti sull’inflazione, costringendo le banche centrali a mantenere politiche restrittive più a lungo del previsto.
POLITICHE ECONOMICHE
Le politiche economiche restano chiamate a trovare un equilibrio sempre più complesso trasostegno alla crescita, controllo dell’inflazione e sostenibilità dei conti pubblici.
Le principali banche centrali mantengono un approccio prudente, consapevoli che le pressioni sui prezzi legate a energia, geopolitica e frammentazione commerciale potrebbero riemergere. Sia la Fed sia la BCE potrebbero non aver ancora completato il ciclo restrittivo, mentre i mercati continuano a prezzare ulteriori rialzi dei tassi nei prossimi 12 mesi. Allo stesso tempo, politiche fiscali ancora espansive sostengono l’attività economica ma contribuiscono all’aumento del debito e delle esigenze di finanziamento dei governi. Anche in Europa, l’attenzione del mercato si concentra sulla sostenibilità dei conti pubblici, come dimostra l’ampliamento degli spread in diversi Paesi e il ritorno delle preoccupazioni sulla Francia. La conseguente risalita dei rendimenti obbligazionari rende più oneroso il finanziamento di consumi e investimenti, accrescendo la rilevanza della sostenibilità fiscale per la stabilità economica e finanziaria.
RISCHI
I principali rischi per lo scenario derivano dalla crescente fragilità degli equilibri che hanno sostenuto l’espansione economica e la performance dei mercati negli ultimi trimestri.
I principali rischi per lo scenario derivano dalla possibilità che vengano meno alcuni dei pilastri che hanno sostenuto la crescita e i mercati negli ultimi anni. Un deterioramento del quadro geopolitico o una riaccelerazione dell’inflazione potrebbero interrompere l’attuale equilibrio macroeconomico. Sul fronte finanziario, il crescente peso del debito pubblico e la risalita dei rendimenti rappresentano una fonte di vulnerabilità per economie e mercati. Restano inoltre aperti interrogativi sulla sostenibilità delle valutazioni azionarie e sulla capacità degli investimenti nell’intelligenza artificiale di continuare a sostenere crescita e utili. In un contesto caratterizzato da aspettative molto ottimistiche, eventuali sorprese negative potrebbero tradursi in un aumento della volatilità.
Commento Mensile
📕 Commento Mensile
QUADRO MACROECONOMICO
A settembre il contesto macroeconomico globale è rimasto segnato da una pluralità di tensioni. Sul fronte geopolitico, il conflitto con l’Iran ha continuato a pesare sui mercati energetici, con i negoziati USA-Iran a margine dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite che non hanno prodotto progressi significativi, rendendo improbabile una riapertura dello Stretto di Hormuz prima delle elezioni di metà mandato americane di novembre. Sul piano commerciale, le tensioni tra Stati Uniti e Canada si sono intensificate con l’annuncio di contromisure tariffarie da parte di Ottawa. Le banche centrali hanno mantenuto un orientamento restrittivo, con comunicazioni improntate alla dipendenza dai dati, in un quadro inflazionistico ancora incerto e condizionato dai rischi energetici e geopolitici.
STATI UNITI
La terza stima del PIL del 2Q è stata rivista al rialzo al +2,2% t/t annualizzato grazie soprattutto ai consumi privati (+3,8% t/t). Il mercato del lavoro è rimasto solido, con 133 mila nuovi occupati e disoccupazione stabile al 4,1%, pur a fronte di segnali di graduale raffreddamento evidenziati dal calo delle offerte di lavoro a 7,1 milioni. L’inflazione si è mantenuta elevata: CPI e PCE headline si sono attestati al 3,4% annuo, mentre il core PCE è sceso al 3,0%. In risposta, la Fed ha alzato i tassi di 25 punti base al 3,75%-4,00%, mantenendo un tono restrittivo. Consumi, vendite al dettaglio (+1,1% m/m) e indici ISM hanno confermato la resilienza della domanda interna: il manifatturiero è salito a 54,5 e quello dei servizi a 54,9, entrambi ampiamente sopra la soglia di espansione.
EUROPA
Il PIL del secondo trimestre è stato rivisto al rialzo a +0,6% t/t e +1,2% a/a, sostenuto dai consumi delle famiglie (+0,4% t/t), mentre gli investimenti sono rimasti deboli (-0,1% t/t). L’inflazione è salita dal 3,2% di agosto al 3,8% su base annua, con rialzi diffusi tra Germania (3,3%), Francia (3,4%), Italia (4,1%) e Spagna (5,0%). I PMI flash di settembre hanno sorpreso al rialzo (composito a 53,1), soprattutto nei servizi, mentre consumi, costruzioni e industria hanno continuato a evidenziare fragilità. Il mercato del lavoro ha iniziato a mostrare segnali di debolezza con disoccupazione in aumento al 6,4%. La BCE ha alzato i tassi di 25 pb, con Lagarde che ha sottolineato come il rialzo dei rendimenti obbligazionari a lungo termine contribuisca già a raffreddare la domanda e il pass-through energetico.
GIAPPONE
L’economia giapponese ha mostrato una crescita moderata: il PIL del 2Q è stato rivisto al rialzo a +0,4% t/t, sostenuto da esportazioni nette e scorte, mentre consumi e investimenti restano deboli. I salari hanno accelerato (+4,7% a/a), ma la spesa delle famiglie è diminuita del 3,6% a/a per l’ottavo mese consecutivo. Il manifatturiero continua a beneficiare del boom dell’AI (PMI 54,9), nonostante il calo della produzione industriale (-1,7% m/m). L’inflazione core è rallentata dall’1,8% all’1,7% a/a. La BoJ ha alzato i tassi all’1,25%, massimo dal 1995, segnalando ulteriori passi verso la normalizzazione monetaria.
CINA
La produzione industriale è aumentata del 5,2% a/a, mentre le vendite al dettaglio sono cresciute soltanto dello 0,4% a/a, evidenziando una domanda interna ancora debole. L’inflazione è risalita da 0,5% a 0,8% a/a, ma il recupero è stato trainato soprattutto da energia e alimentari. Sono emersi alcuni segnali di miglioramento dell’attività, con il PMI manifatturiero NBS tornato in area espansiva a 50,1 e il PMI S&P Global salito a 52,1. Nel mese, le autorità hanno annunciato una ricapitalizzazione da 300 miliardi di yuan per il sistema finanziario e ulteriori misure di sostegno per supportare la crescita e raggiungere l’obiettivo annuale.
OUTLOOK
Il quadro di mercato continua a essere sostenuto da una crescita economica globale sorprendentemente resiliente. Attività economica, mercato del lavoro e utili societari confermano uno scenario di “no landing”, con il consenso degli investitori che resta orientato verso la prosecuzione dell’espansione. A fronte di fondamentali ancora favorevoli, emergono tuttavia elementi di crescente fragilità. Le tensioni geopolitiche in Medio Oriente e il protrarsi del conflitto in Ucraina continuano ad alimentare pressioni sul mercato energetico. Parallelamente, il tema del debito è tornato al centro dell’attenzione dei mercati. L’aumento dei rendimenti governativi riflette non solo la solidità della crescita, ma soprattutto le crescenti preoccupazioni sulla sostenibilità fiscale. Il fenomeno non riguarda solo gli Stati Uniti: anche in Europa l’instabilità politica in Francia e Spagna ha determinato un ampliamento degli spread sovrani rispetto al Bund. In questo contesto, il mercato richiede un premio crescente per detenere attività a lunga scadenza, mentre le obbligazioni hanno progressivamente perso parte del loro tradizionale ruolo difensivo. Restano inoltre aperti interrogativi sulla sostenibilità delle aspettative sugli utili e sull’intensità del ciclo di investimenti legato all’intelligenza artificiale. Lo scenario centrale rimane quello di una crescita positiva, ma inserita in un equilibrio più fragile, nel quale geopolitica, inflazione energetica, sostenibilità del debito e credibilità delle istituzioni economiche rappresentano le principali variabili da monitorare.
CRESCITA ECONOMICA
La crescita globale continua a mostrare una resilienza superiore alle attese, sostenuta dalla tenuta dell’economia statunitense, dalla solidità degli utili societari e dagli investimenti legati all’intelligenza artificiale.
Nel 2026 l’economia mondiale è attesa espandersi a un ritmo superiore al 3%, mentre i timori di recessione sono progressivamente diminuiti. Negli Stati Uniti, consumi, occupazione e spesa per investimenti continuano a sostenere l’attività economica. Anche l’Europa sta mostrando una capacità di tenuta superiore alle aspettative, grazie ad una domanda interna più resiliente del previsto. Permangono tuttavia alcuni fattori di vulnerabilità. L’incertezza geopolitica e condizioni finanziarie più restrittive potrebbero incidere su consumi e investimenti, soprattutto in Europa. Lo scenario centrale resta quello di una crescita positiva, ma sostenuta da equilibri più fragili rispetto al recente passato.
INFLAZIONE
L’inflazione rimane la variabile centrale dello scenario macroeconomico. I rischi legatiall’energia continuano a richiedere un approccio prudente da parte delle banche centrali.
Il mercato ha progressivamente abbandonato l’ipotesi di una rapida normalizzazione del conflitto in Medio Oriente e dei prezzi energetici, prendendo atto di uno scenario caratterizzato da tensioni più persistenti e da un premio al rischio destinato a rimanere elevato. In questo contesto, l’attenzione non è rivolta tanto al prezzo del petrolio quanto ai prodotti raffinati. I danni alle infrastrutture e le difficoltà lungo le principali rotte marittime stanno infatti creando colli di bottiglia nella raffinazione e nella distribuzione, mantenendo elevato il crack spread. Poiché diesel e benzina si trasmettono direttamente ai costi di trasporto, logistica e produzione, il rischio è che le pressioni energetiche amplifichino i propri effetti sull’inflazione, costringendo le banche centrali a mantenere politiche restrittive più a lungo del previsto.
POLITICHE ECONOMICHE
Le politiche economiche restano chiamate a trovare un equilibrio sempre più complesso trasostegno alla crescita, controllo dell’inflazione e sostenibilità dei conti pubblici.
Le principali banche centrali mantengono un approccio prudente, consapevoli che le pressioni sui prezzi legate a energia, geopolitica e frammentazione commerciale potrebbero riemergere. Sia la Fed sia la BCE potrebbero non aver ancora completato il ciclo restrittivo, mentre i mercati continuano a prezzare ulteriori rialzi dei tassi nei prossimi 12 mesi. Allo stesso tempo, politiche fiscali ancora espansive sostengono l’attività economica ma contribuiscono all’aumento del debito e delle esigenze di finanziamento dei governi. Anche in Europa, l’attenzione del mercato si concentra sulla sostenibilità dei conti pubblici, come dimostra l’ampliamento degli spread in diversi Paesi e il ritorno delle preoccupazioni sulla Francia. La conseguente risalita dei rendimenti obbligazionari rende più oneroso il finanziamento di consumi e investimenti, accrescendo la rilevanza della sostenibilità fiscale per la stabilità economica e finanziaria.
RISCHI
I principali rischi per lo scenario derivano dalla crescente fragilità degli equilibri che hanno sostenuto l’espansione economica e la performance dei mercati negli ultimi trimestri.
I principali rischi per lo scenario derivano dalla possibilità che vengano meno alcuni dei pilastri che hanno sostenuto la crescita e i mercati negli ultimi anni. Un deterioramento del quadro geopolitico o una riaccelerazione dell’inflazione potrebbero interrompere l’attuale equilibrio macroeconomico. Sul fronte finanziario, il crescente peso del debito pubblico e la risalita dei rendimenti rappresentano una fonte di vulnerabilità per economie e mercati. Restano inoltre aperti interrogativi sulla sostenibilità delle valutazioni azionarie e sulla capacità degli investimenti nell’intelligenza artificiale di continuare a sostenere crescita e utili. In un contesto caratterizzato da aspettative molto ottimistiche, eventuali sorprese negative potrebbero tradursi in un aumento della volatilità.
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Consulente Finanziario
Come consulente finanziario, ho avuto l’onore di proteggere e pianificare gli investimenti di numerose famiglie italiane per 25 anni, ispirandomi ai valori di un buon padre di famiglia. La mia attività si distingue per l’innovazione, la tecnologia, la qualità del servizio e il valore delle persone.
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