OUTLOOK
L’economia globale ha inaugurato il 2026 con un contesto nel complesso favorevole: negli Stati Uniti l’attività rimane dinamica, sostenuta da consumi solidi, che continuano a dare supporto alla domanda interna. L’inflazione resta sopra l’obiettivo della Fed, anche per via dei dazi, mentre il mercato del lavoro mostra un raffreddamento graduale ma non preoccupante. In questo scenario, il quadro politico interno — incluso il recente annuncio del nuovo presidente designato della Fed, che attenua parzialmente l’incertezza ma non elimina i rischi legati alle pressioni politiche — continua a rappresentare una variabile significativa per le aspettative sui tassi e sulla futura traiettoria della politica monetaria. Un ruolo non secondario è stato giocato anche dal vertice di Davos, dove la parziale retromarcia di Trump sulle tensioni relative alla Groenlandia ha contribuito a ridurre temporaneamente l’avversione al rischio e a sostenere il recupero dei mercati. Le principali banche centrali confermano approcci divergenti: la BCE resta in pausa, la BoJ ha assunto un orientamento più hawkish con ulteriori rialzi attesi, mentre negli Stati Uniti la tempistica della prossima mossa dipenderà dall’evoluzione dei dati. Sullo sfondo, persiste un quadro geopolitico complesso che continua ad alimentare la volatilità dei mercati.
CRESCITA ECONOMICA
Nel 2026 l’economia mondiale manterrà un ritmo di espansione attorno al 3%, sostenuta da condizioni macro complessivamente favorevoli. Il rischio di contrazione resta limitato, sia su scala globale sia regionale, mentre la fase conclusiva del ciclo suggerisce un’evoluzione ordinata dell’attività economica, senza slanci significativi e caratterizzata da una progressiva normalizzazione.
La crescita degli Stati Uniti rimane solida, sostenuta da consumi resilienti, dai tagli fiscali e dagli investimenti legati all’IA, che hanno spinto l’FMI a rivedere al rialzo le stime verso il 2,4%. Pur con un mercato del lavoro meno dinamico, la domanda interna resta un pilastro importante. In Europa, il miglioramento dell’attività è favorito dalla maggiore fiducia e dall’impatto delle misure fiscali tedesche, che secondo l’FMI dovrebbero sostenere una crescita intorno all’1,3% nel 2026. L’inflazione in calo e un contesto globale meno incerto rafforzano la ripresa, pur con alcuni rischi legati all’apprezzamento dell’EUR. In Cina, la crescita è attesa scendere verso il 4,5%, in un contesto di riequilibrio strutturale e domanda interna debole.
INFLAZIONE
Le dinamiche inflattive restano eterogenee: negli Stati Uniti l’inflazione rimane sopra il target, mentre in Eurozona il rallentamento dei prezzi è più marcato. In Cina prosegue invece una fase di inflazione molto contenuta, riflesso della domanda interna debole.
Negli Stati Uniti il tasso di crescita dei prezzi rimarrà oltre l’obiettivo della Fed, pur rallentando rispetto ai picchi recenti: l’effetto dei dazi sarà più evidente a inizio anno, ma con impatto limitato sui prezzi finali grazie ai margini aziendali, alla resilienza della domanda e al sostegno degli stimoli fiscali. In Eurozona, l’inflazione continuerà ad avvicinarsi al target BCE, favorita da domanda interna debole, dalla forza dell’EUR e da un contesto di progressiva normalizzazione, con pressioni di fondo in ulteriore attenuazione.
POLITICHE ECONOMICHE
Le politiche monetarie nelle principali aree economiche continueranno a riflettere le specificità dei rispettivi cicli. In Eurozona prevale un orientamento alla stabilità dei tassi BCE, seppur la forza dell’EUR rimane una variabile da tenere in considerazione, mentre il timing per la Fed resta incerto, con un approccio prudente. Le politiche fiscali restano espansive, ma in Europa l’impulso più rilevante continuerà a provenire dalla Germania.
La Fed ha interrotto temporaneamente i tagli dei tassi e mostra un orientamento meno lineare: l’elevata incertezza politica, la solidità dell’attività economica e l’attenzione ai rischi di inflazione rendono più difficile anticipare le prossime mosse, con ulteriori tagli non prima di giugno e un dibattito interno ancora aperto sulle prospettive. In Eurozona, il quadro appare più stabile: con un’inflazione in graduale rientro e un ciclo in miglioramento grazie al sostegno fiscale tedesco, la BCE è orientata a mantenere per il momento i tassi fermi. Tuttavia, l’apprezzamento dell’EUR è diventato un elemento rilevante per la reazione di politica monetaria e potrebbe persino riaprire la porta a un taglio nel caso di eccessivo rafforzamento della valuta.
RISCHI
I principali rischi riguardano l’incertezza politica negli Stati Uniti, la traiettoria del USD e la capacità della Germania di tradurre il proprio stimolo fiscale in un effettivo sostegno alla ripresa dell’Eurozona. Sullo sfondo restano presenti le tensioni geopolitiche e la possibilità di nuove fasi di volatilità finanziaria.
Una crescita statunitense più esposta alle incertezze politiche e alla volatilità del USD potrebbe frenare l’attività economica: tensioni internazionali, rischi di shutdown e il dibattito sull’indipendenza della Fed dopo la nomina del successore di Powell possono incidere sulla fiducia degli investitori e sulla stabilità dei flussi finanziari, limitando la prevedibilità del quadro macro. Per l’Eurozona, la capacità della Germania di tradurre integralmente il proprio stimolo fiscale in un sostegno effettivo alla domanda resta cruciale per la ripresa. Inoltre, un ulteriore apprezzamento dell’EUR potrebbe accelerare il calo dell’inflazione, influenzando la reazione della BCE.
Commento Mensile
📕 Commento Mensile
QUADRO MACROECONOMICO
L’inizio dell’anno è stato dominato da rinnovate tensioni geopolitiche tra le principali potenze mondiali. Washington ha sollevato nuove preoccupazioni con proposte provocatorie sulla Groenlandia, scuotendo gli alleati NATO e generando timori di nuovi dazi in Europa. In Asia, la tensione tra Cina e Giappone si è intensificata a causa delle restrizioni commerciali cinesi e delle esercitazioni militari. Parallelamente a queste tensioni, l’UE e l’India hanno concluso uno storico accordo che crea una zona di libero scambio per quasi 2 miliardi di persone e mira a raddoppiare le esportazioni UE verso l’India entro il 2032. Sul fronte monetario, sia la Fed sia la BCE hanno mantenuto i tassi sui medesimi livelli.
STATI UNITI
Si conferma un quadro di crescita moderata ma resiliente: il CPI di dicembre è aumentato dello 0,3% m/m e del 2,7% a/a, mentre il CPI Core è salito dello 0,2% m/m e del 2,6% a/a. La produzione industriale è avanzata dello 0,4% m/m a dicembre, guidata da manifattura e utilities. A gennaio il PMI Composito a cura di S&P è salito marginalmente da 52,7 a 52,8. La crescita è stata trainata dalla manifattura (54,8 da 53,6), che ha superato i servizi, rimasti stabili a 52,5. Unico campanello d’allarme è stato la fiducia dei consumatori a cura del Conf. Board in calo da 94,2 a 84,5: dai sondaggi è emerso pessimismo verso le condizioni del mercato del lavoro e dell’attività economica. La Fed ha lasciato invariati i tassi di interesse nella fascia 3,50%-3,75%.
EUROPA
Il PIL dell’Eurozona è cresciuto dello 0,3% t/t nel 4Q (+1,3% su base annua). La Spagna ha guidato l’aumento, registrando la crescita trimestrale più forte in un anno, sostenuta da solidi consumi delle famiglie e investimenti fissi. I Paesi Bassi sono cresciuti dello 0,5%, trainati principalmente dalle esportazioni. Germania e Italia sono cresciute dello 0,3%, mentre la Francia è cresciuta dello 0,2%. La disoccupazione è scesa dal 6,3% al 6,2% a dicembre, registrando il livello più basso dell’ultimo anno. Nessun segnale particolare dai leading indicators, con il PMI composito di gennaio stabile a 51,5 e la fiducia dei consumatori in leggero miglioramento da -13,2 a -12,4 nel primo mese dell’anno. La BCE ha mantenuto invariato il tasso sui depositi al 2%, adottando un approccio prudente.
GIAPPONE
L’inflazione a dicembre è scesa dal 2,9% al 2,1% a/a, così come il CPI core di Tokyo di gennaio ha rallentato dal 2,0% all’1,5%. La produzione industriale è cresciuta del 2,6% a/a sostenuta dall’export, infatti anche la bilancia commerciale è tornata in surplus a JPY 62,1 miliardi. Maggiore debolezza lato consumi, con le vendite al dettaglio a dicembre in calo del -0,9% a/a. Segnali positivi dai leading indicators: la fiducia dei consumatori è salita a 37,9 punti e il PMI composito è cresciuto da 51,1 a 52,8 a gennaio. La BoJ ha mantenuto il tasso allo 0,75%, e ha rivisto al rialzo le stime di crescita per il 2026 all’1,0% grazie alla resilienza del settore privato.
CINA
L’economia cinese ha mostrato segnali contrastanti. La produzione industriale a dicembre è cresciuta del 5,2% a/a, superando le attese, spinta dall’export. Al contrario, le vendite al dettaglio sono cresciute solo dello 0,9% a/a, il dato più debole da tre anni, riflettendo una domanda interna fiacca. L’indice CPI a dicembre è salito a 0,8% a/a, attenuando le pressioni deflazionistiche. L’indice PMI manifatturiero ufficiale di gennaio è sceso a 50,0, segnalando uno stallo dopo il ritorno in territorio di espansione di dicembre a 50,1, a causa della debolezza del mercato immobiliare.
OUTLOOK
L’economia globale ha inaugurato il 2026 con un contesto nel complesso favorevole: negli Stati Uniti l’attività rimane dinamica, sostenuta da consumi solidi, che continuano a dare supporto alla domanda interna. L’inflazione resta sopra l’obiettivo della Fed, anche per via dei dazi, mentre il mercato del lavoro mostra un raffreddamento graduale ma non preoccupante. In questo scenario, il quadro politico interno — incluso il recente annuncio del nuovo presidente designato della Fed, che attenua parzialmente l’incertezza ma non elimina i rischi legati alle pressioni politiche — continua a rappresentare una variabile significativa per le aspettative sui tassi e sulla futura traiettoria della politica monetaria. Un ruolo non secondario è stato giocato anche dal vertice di Davos, dove la parziale retromarcia di Trump sulle tensioni relative alla Groenlandia ha contribuito a ridurre temporaneamente l’avversione al rischio e a sostenere il recupero dei mercati. Le principali banche centrali confermano approcci divergenti: la BCE resta in pausa, la BoJ ha assunto un orientamento più hawkish con ulteriori rialzi attesi, mentre negli Stati Uniti la tempistica della prossima mossa dipenderà dall’evoluzione dei dati. Sullo sfondo, persiste un quadro geopolitico complesso che continua ad alimentare la volatilità dei mercati.
CRESCITA ECONOMICA
Nel 2026 l’economia mondiale manterrà un ritmo di espansione attorno al 3%, sostenuta da condizioni macro complessivamente favorevoli. Il rischio di contrazione resta limitato, sia su scala globale sia regionale, mentre la fase conclusiva del ciclo suggerisce un’evoluzione ordinata dell’attività economica, senza slanci significativi e caratterizzata da una progressiva normalizzazione.
La crescita degli Stati Uniti rimane solida, sostenuta da consumi resilienti, dai tagli fiscali e dagli investimenti legati all’IA, che hanno spinto l’FMI a rivedere al rialzo le stime verso il 2,4%. Pur con un mercato del lavoro meno dinamico, la domanda interna resta un pilastro importante. In Europa, il miglioramento dell’attività è favorito dalla maggiore fiducia e dall’impatto delle misure fiscali tedesche, che secondo l’FMI dovrebbero sostenere una crescita intorno all’1,3% nel 2026. L’inflazione in calo e un contesto globale meno incerto rafforzano la ripresa, pur con alcuni rischi legati all’apprezzamento dell’EUR. In Cina, la crescita è attesa scendere verso il 4,5%, in un contesto di riequilibrio strutturale e domanda interna debole.
INFLAZIONE
Le dinamiche inflattive restano eterogenee: negli Stati Uniti l’inflazione rimane sopra il target, mentre in Eurozona il rallentamento dei prezzi è più marcato. In Cina prosegue invece una fase di inflazione molto contenuta, riflesso della domanda interna debole.
Negli Stati Uniti il tasso di crescita dei prezzi rimarrà oltre l’obiettivo della Fed, pur rallentando rispetto ai picchi recenti: l’effetto dei dazi sarà più evidente a inizio anno, ma con impatto limitato sui prezzi finali grazie ai margini aziendali, alla resilienza della domanda e al sostegno degli stimoli fiscali. In Eurozona, l’inflazione continuerà ad avvicinarsi al target BCE, favorita da domanda interna debole, dalla forza dell’EUR e da un contesto di progressiva normalizzazione, con pressioni di fondo in ulteriore attenuazione.
POLITICHE ECONOMICHE
Le politiche monetarie nelle principali aree economiche continueranno a riflettere le specificità dei rispettivi cicli. In Eurozona prevale un orientamento alla stabilità dei tassi BCE, seppur la forza dell’EUR rimane una variabile da tenere in considerazione, mentre il timing per la Fed resta incerto, con un approccio prudente. Le politiche fiscali restano espansive, ma in Europa l’impulso più rilevante continuerà a provenire dalla Germania.
La Fed ha interrotto temporaneamente i tagli dei tassi e mostra un orientamento meno lineare: l’elevata incertezza politica, la solidità dell’attività economica e l’attenzione ai rischi di inflazione rendono più difficile anticipare le prossime mosse, con ulteriori tagli non prima di giugno e un dibattito interno ancora aperto sulle prospettive. In Eurozona, il quadro appare più stabile: con un’inflazione in graduale rientro e un ciclo in miglioramento grazie al sostegno fiscale tedesco, la BCE è orientata a mantenere per il momento i tassi fermi. Tuttavia, l’apprezzamento dell’EUR è diventato un elemento rilevante per la reazione di politica monetaria e potrebbe persino riaprire la porta a un taglio nel caso di eccessivo rafforzamento della valuta.
RISCHI
I principali rischi riguardano l’incertezza politica negli Stati Uniti, la traiettoria del USD e la capacità della Germania di tradurre il proprio stimolo fiscale in un effettivo sostegno alla ripresa dell’Eurozona. Sullo sfondo restano presenti le tensioni geopolitiche e la possibilità di nuove fasi di volatilità finanziaria.
Una crescita statunitense più esposta alle incertezze politiche e alla volatilità del USD potrebbe frenare l’attività economica: tensioni internazionali, rischi di shutdown e il dibattito sull’indipendenza della Fed dopo la nomina del successore di Powell possono incidere sulla fiducia degli investitori e sulla stabilità dei flussi finanziari, limitando la prevedibilità del quadro macro. Per l’Eurozona, la capacità della Germania di tradurre integralmente il proprio stimolo fiscale in un sostegno effettivo alla domanda resta cruciale per la ripresa. Inoltre, un ulteriore apprezzamento dell’EUR potrebbe accelerare il calo dell’inflazione, influenzando la reazione della BCE.
Gianluca
Consulente Finanziario
Come consulente finanziario, ho avuto l’onore di proteggere e pianificare gli investimenti di numerose famiglie italiane per 25 anni, ispirandomi ai valori di un buon padre di famiglia. La mia attività si distingue per l’innovazione, la tecnologia, la qualità del servizio e il valore delle persone.
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Gianluca Pino
Consulente Finanziario a Roma | Private Banker Banca Generali