Buongiorno, come di consueto diamo uno sguardo ai mercati. MERCATI AZIONARI EUROPA. In Eurozona, il mercato azionario ha registrato una settimana nel complesso positiva, con l’indice STOXX Europe 600 in rialzo dello 0,4%. L’avvio è stato sostenuto dal comparto finanziario, dove le attese per i risultati dei principali istituti di credito hanno favorito gli acquisti sui titoli bancari. A metà settimana il sentiment si è indebolito in seguito alla revisione al ribasso delle previsioni di crescita economica tedesche per quest’anno e per il prossimo, attribuita all’elevata incertezza sul commercio globale e a un impatto più graduale del previsto delle misure economiche e fiscali. Parallelamente, il rafforzamento dell’euro è rimasto sotto osservazione, in quanto potenziale fattore di moderazione per la competitività degli esportatori europei. Le sedute successive hanno visto prese di profitto nel settore tecnologico dopo alcune trimestrali deludenti, in particolare in Germania, mentre le tensioni geopolitiche USA-Iran hanno contribuito a un temporaneo aumento della volatilità. Tuttavia, il contestuale rialzo dei prezzi del petrolio ha sostenuto il comparto energetico, attenuando l’impatto delle correzioni in altri settori. Nel complesso, la settimana si è chiusa con un recupero finale, permettendo all’indice di consolidare una performance positiva e di confermare una fase di forza che si estende ormai da diversi mesi. MERCATI AZIONARI ASIA In Asia, il Nikkei 225 giapponese ha chiuso in flessione dell’1%. A pesare sono stati il rafforzamento e la volatilità dello yen, che hanno inciso sulle prospettive delle società esportatrici e sul sentiment degli investitori. MERCATI AZIONARI AMERICA Negli Stati Uniti, i principali listini azionari hanno registrato performance eterogenee: il Dow Jones (-0,4%) e il Nasdaq (-0,2%) hanno chiuso in calo, mentre l’S&P 500 ha archiviato un lieve progresso (+0,3%), superando la soglia dei 7.000 punti prima di ritracciare. I titoli small e mid-cap hanno evidenziato una debolezza più marcata, con il Russell 2000 in flessione del 2,1%. La prima parte della settimana è stata caratterizzata da un clima di attesa in vista della riunione della Federal Reserve, che, come ampiamente previsto, ha lasciato invariati i tassi di interesse nel range 3,5-3,75%. In conferenza stampa, il presidente Powell ha ribadito la presenza di un’inflazione ancora elevata a fronte di una crescita economica solida, segnalando al contempo una lettura più equilibrata dei rischi e una stabilizzazione del mercato del lavoro. Nella seconda parte della settimana l’attenzione si è spostata sugli utili societari, in particolare sui risultati dei grandi nomi tecnologici. Microsoft ha rappresentato il principale freno per il mercato, dopo che i ricavi del cloud non hanno soddisfatto le attese, alimentando i timori che i consistenti investimenti legati all’alleanza con OpenAI non stiano generando ritorni sufficientemente rapidi. Venerdì le pressioni si sono intensificate, con i mercati che hanno risentito della nomina di Kevin Warsh come possibile successore di Jerome Powell, interpretata come una scelta più hawkish rispetto agli altri possibili candidati. A ciò si sono aggiunte preoccupazioni geopolitiche legate all’intervento USA in Iran e i timori di un nuovo shutdown governativo FOREX Sul mercato valutario il dollaro ha perso terreno nei confronti dell’euro (-0,2%) e di un paniere più allargato di valute di Paesi sviluppati (-0,6%). Positiva invece la performance nei confronti dei Paesi emergenti (+0,1%). COMMODITIES Nel mercato delle commodities l’oro è diminuito dell’1,9% a 4.894 USD/oncia. In aumento i prezzi del petrolio (+6,8%) e in diminuzione quelli dei metalli industriali (-0,3%). Agenda Vediamo ora i principali avvenimenti della settimana che potrebbero influenzare i mercati: Mercoledì Alle 11:00 in Zona Euro è atteso l’IPC Alle 16:30 gli Stati Uniti rilasceranno il dato relativo alle scorte di petrolio greggio Giovedì Alle 13:00 la Gran Bretagna rilascerà la decisione sul tasso di interesse Alle 14:15 in Zona Euro è attesa la decisione sul tasso d’interesse, alle 14:45 si terrà la conferenza stampa della BCE, a seguire il discorso della Presidente della BCE Lagarde Alle 14:30 gli Stati Uniti rilasceranno le richieste iniziali di sussidi di disoccupazione Martedì 10 febbraio Alle 14:30 gli Stati Uniti comunicheranno le vendite al dettaglio
Agenda Settimanale
Commento Mensile
📕 Commento Mensile QUADRO MACROECONOMICO Negli Stati Uniti la Fed ha confermato una pausa sui tassi di interesse nel breve termine, mentre sul piano geopolitico, Washington ha inasprito le tensioni con il Venezuela culminate con l’arresto del presidente Maduro, accusato di gestire un «narco-Stato» e di aver truccato le elezioni del Paese. In Europa, la BCE ha ribadito un approccio prudente alla politica monetaria, evidenziando una marcata divergenza tra i Paesi dell’area euro sul fronte dell’inflazione e della crescita. In Asia, la Cina ha intensificato la pressione diplomatica e militare su Taiwan con nuove esercitazioni nello Stretto, mentre il Giappone ha riaffermato il rafforzamento delle proprie capacità difensive e il coordinamento strategico con gli alleati regionali, alimentando ulteriori tensioni nell’area indo-pacifica STATI UNITI La seconda lettura del PIL per il 3Q ha registrato un incremento del 4,3% t/t ann., ben oltre le attese (3,3%). Il mercato del lavoro ha continuato a creare nuovi posti di lavoro, con i NFP saliti di 50 mila unità e un tasso di disoccupazione che è sceso dal 4,5% al 4,4%. Sul fronte dell’attività reale, il settore manifatturiero resta il principale punto debole: l’ISM PMI è sceso a 47,9 ancora in territorio di contrazione. L’inflazione ha continuato a raffreddarsi: il CPI è sceso al 2,7% a/a, mentre il CPI Core è scivolato al 2,6% a/a, consolidando l’idea di pressioni sui prezzi ormai molto più contenute. La Fed ha ridotto i tassi di 25 bps, e dai verbali del FOMC emerge che la maggior parte dei membri ritiene probabili ulteriori riduzioni nel corso del prossimo anno, a condizione che l’inflazione continui a moderarsi. EUROPA La terza lettura del PIL per il 3Q ha registrato un incremento pari allo 0,3% rispetto al trimestre precedente, superando la stima iniziale dello 0,2%. Il PMI Manifatturiero è diminuito a dicembre a 48,8, indicando un peggioramento più marcato delle condizioni operative delle aziende manifatturiere. La domanda di beni ha mostrato una certa debolezza, poiché i nuovi ordini sono diminuiti al ritmo più rapido in quasi un anno. La contrazione più rilevante è stata in Germania con il PMI in calo da 47,7 a 47,0. La BCE ha mantenuto i tassi di riferimento invariati al 2% a dicembre. Questa mossa, affiancata da un dato di inflazione in calo dal 2,1% al 2% a/a probabilmente chiude la porta a ulteriori tagli dei tassi nel breve termine. GIAPPONE Il PIL è sceso del 2,3% t/t ann. nel 3Q, un calo più marcato rispetto alla lettura preliminare di -1,8%. La spesa privata ha inciso negativamente sulla lettura finale del dato (-0,2% t/t vs +1,0 prelim.). La BoJ ha aumentato il tasso di riferimento di 25 punti base allo 0,75% adicembre. I funzionari dell’istituto centrale hanno dichiarato che ulteriori aumenti dei tassi di interesse e una graduale riduzione della politica monetaria accomodante dovrebbero condurre ad una stabilità sostenibile dei prezzi. Infatti l’ultimo dato di CPI si è attestato in calo dal 3,0% al 2,9% a/a, e un’inflazione alimentare al minimo da un anno (6,1% a/a). CINA La Cina ha chiuso l’anno con segnali contrastanti. A novembre la produzione industriale è aumentata del 4,8% a/a, in calo rispetto al 4,9% a/a del mese precedente, e le vendite al dettaglio sono cresciute solo dell’1,3% a/a, in forte decelerazione rispetto al mese precedente (2,9% a/a). Il CPI è aumentato da 0,2% a 0,7% a/a a novembre, segnale che le pressioni deflazionistiche osservate all’inizio del 2025 stanno iniziando ad attenuarsi. L’indice PMI manifatturiero è risalito a 50,1, tornando in territorio di espansione, mentre il comparto non‑manifatturiero ha raggiunto 50,2, indicando un miglioramento graduale dell’attività dei servizi. OUTLOOK I dati recenti confermano la resilienza dell’economia statunitense, sostenuta da consumi solidi e investimenti fissi robusti. Le stime preliminari di crescita del PIL USA nel terzo trimestre hanno superato le attese, mentre la crescita dell’Eurozona rimane più moderata, riflesso di condizioni interne e politiche fiscali espansive, ma di portata diversa tra i Paesi. Sul fronte inflazionistico, negli Stati Uniti i prezzi rallentano grazie al calo della componente shelter, pur restando sopra il target della Fed. Il mercato del lavoro mostra segnali di raffreddamento, seppur non drammatici, mentre il consenso all’interno del FOMC appare meno coeso, alimentando incertezza sulle prossime mosse di politica monetaria. In Europa, l’inflazione si mantiene in linea con il target, favorendo l’orientamento accomodante della BCE. Le banche centrali adottano approcci differenziati: la BCE conferma la pausa, la Bank of Japan si prepara a un rialzo dei tassi, mentre la Fed resta in attesa di ulteriori evidenze macro prima di agire con ulteriori tagli del costo del denaro. Sullo sfondo, si accrescono le tensioni geopolitiche, con le azioni di Trump verso il Venezuela che contribuiscono ad aumentare la volatilità dei mercati. CRESCITA ECONOMICA Per il 2026 la crescita economica mondiale è attesa stabile intorno al 3%. Il rischio di recessione sia a livello globale che regionale rimane molto contenuto e si prospetta una fase di consolidamento, senza accelerazioni, che riflette la maturità del ciclo economico. La crescita degli Stati Uniti sarà sostenuta soprattutto dagli stimoli fiscali e dagli investimenti in IA. Il piano fiscale OBBBA avrà un impatto rilevante nel biennio 2026-27, sostenendo sia i consumi sia gli investimenti delle imprese. A sostenere la crescita contribuirà anche la domanda interna, trainata dai consumi delle fasce di reddito più elevate, che rappresentano circa il 40% del totale. In Europa, la crescita sarà trainata principalmente dalla Germania e da politiche fiscali espansive. In Cina, il target di crescita del 5% appare più difficile da raggiungere, con rallentamento degli investimenti e domanda interna fragile, mentre la crescita resta dipendente dagli stimoli pubblici. INFLAZIONE Le dinamiche inflattive si presentano eterogenee a livello globale: negli Stati Uniti l’inflazione resta sopra il target, mentre in Eurozona la crescita dei prezzi è più contenuta. In Cina prosegue la fase di bassa inflazione. Nel 2026 l’inflazione appare destinata a rimanere sopra i target delle principali banche centrali, ma senza accelerazioni. Negli Stati Uniti, il tasso di crescita dei prezzi rimarrà oltre l’obiettivo Fed, pur rallentando rispetto ai picchi
Idea Pensione
Idea Pensione: L’importanza di un’educazione previdenziale Idea Pensione – L’Italia è un paese caratterizzato da bassissimi livelli di natalità, costante invecchiamento della popolazione e bassi tassi di occupazione ed è per questo che per garantire crescita e stabilità occorre puntare sulla qualità del capitale umano. La crisi economica e le politiche di contenimento dei costi della spesa pubblica hanno determinato un forte aumento del rischio occupazionale e pensionistico e in particolare del rischio legato al sostentamento della popolazione lavorativa. Tutto il complesso di politiche pubbliche deputate al miglioramento delle condizioni di vita delle persone risultano essere estremamente squilibrate a favore dei settori più anziani della popolazione con una scarsa attenzione alle generazioni più giovani che ricevono investimenti sempre minori. A ciò si aggiunge il mutamento dello scenario previdenziale. Nel passato la pensione era commisurata all’ultimo livello retributivo. Oggi si utilizza il metodo contributivo. Facendo una previsione di ciò che accadrà possiamo tranquillamente dire che nel 2036 chi andrà in pensione con l’ultima retribuzione di 2500€ riceverà un assegno pensionistico di circa 1450€, a fronte di un assegno di 2310€ di oggi. In più in passato oltre al flusso della pensione c’era anche il TFR che permetteva di integrare in maniera consistente l’assegno pensionistico. Oggi, a causa dei tassi a 0, il TFR non è in grado di integrare significativamente la pensione. Nel 1996 potevamo investire il TFR in Titoli di Stato al 10%, oggi abbiamo un rendimento dell’1%, del tutto inadeguato ad integrare il flusso pensionistico. Infine c’è un fattore di instabilità del posto di lavoro che incide negativamente sulla capacità di generare risparmio. Questa situazione impone a ogni cittadino di impegnarsi in prima persona per la costruzione e il sostegno del proprio futuro. Nasce l’esigenza di una “coscienza previdenziale” in grado di responsabilizzare i comportamenti individuali rispetto a uno scenario sociologico ed economico in continuo mutamento, per far sì che ognuno possa attingere alle proprie risorse riuscendo così a salvaguardare il proprio futuro pensionistico. Ma i dati sull’alfabetizzazione finanziaria dell’Italia non sono confortanti, il livello è ben lontano da quello della media dell’Ue. L’importanza di un’educazione previdenziale è riconducibile anche al fatto che chi è meglio in grado di capire la finanza è più probabile che investa in azioni e fondi e che riesca ad evitare esposizioni a alte forme di indebitamento. In un quadro come questo si fa sempre più importante l’acquisizione della consapevolezza dell’esistenza di una forma pensionistica complementare in cui il risparmiatore, dopo aver valutato esattamente la cifra da versare periodicamente, può analizzare costi e benefici per definire il proprio profilo di rischio e di rendimento. Dati di oggi testimoniano che nel 2016 l’andamento dei fondi pensione ha chiuso con rendimenti nettamente superiori al TFR lasciato in azienda. Inoltre, nonostante gli italiani a causa della crisi economica non riescano a mettere da parte granché, la Covip (Commissione di vigilanza sui fondi pensione) ha presentato dati secondo i quali le abitudini previdenziali degli italiani sono cambiate: a fine 2016 gli iscritti alla previdenza complementare erano 7,8 milioni, complice anche la deducibilità fiscale. Oggi vengono messi a disposizione dei lavoratori validi strumenti per poter effettuare in modo semplice e veloce l’analisi della propria posizione previdenziale per riuscire così a trovare soluzioni personalizzate ad ogni tipo di esigenza. Ad esempio esistono piani individuali pensionistici di tipo assicurativo, che prevedono di ottenere, al momento del pensionamento, una rendita vitalizia complementare alla pensione pubblica e che oltre al vantaggio della deducibilità fiscale, godono anche delle garanzie civilistiche proprie di tutti i contratti assicurativi, rappresentate in particolare dalla impignorabilità e insequestrabilità del patrimonio investito in una polizza assicurativa. In conclusione, nel passato ci si poteva permettere il lusso di non pianificare la propria pensione, oggi c’è la necessità di una pianificazione accurata e i clienti vanno accompagnati in questo percorso.
Il Patto di Famiglia
Gli strumenti di protezione del patrimonio Il patto di famiglia, introdotto nel codice civile nel 2006 con la modifica dell’art 458 del cc, rappresenta un`importante deroga al divieto di patti successori. L’art. 768 bis cc definisce l’istituto del patto di famiglia come quel contratto con cui un imprenditore trasferisce, in tutto in parte, l’azienda e il titolare di partecipazioni societarie trasferisce, in tutto o in parte, le proprie quote, ad uno o più discendenti. Il patto di famiglia è uno strumento utile a garantire il passaggio generazionale e la continuità di impresa. Il patto di famiglia consente, infatti, all’imprenditore di trasferire in vita l’azienda a uno o più suoi discendenti senza che il coniuge e gli altri legittimari possano, successivamente alla sua morte, mettere in discussione il patto, chiedendo collazione o riduzione. La legge prevede un regime agevolato per i trasferimenti di aziende familiari, effettuate anche tramite i patti di famiglia a favore dei discendenti, che si impegnino a continuare l’attività nei successivi cinque anni. Vediamo insieme un caso Un imprenditore di 60 anni è socio di maggioranza (80% di una s.r.l.) di un’azienda tessile. La moglie è responsabile della contabilità. Entrambi i figli sono coinvolti nell’azienda di famiglia: una, sposata e con un figlio, si occupa di finanza e controllo, l’altro, anch’esso sposato e con un figlio, si occupa della parte commerciale. L’azienda ha un patrimonio netto di 1.300.000 euro: è infatti proprietaria del fabbricato e dei macchinari di produzione. Fa parte del patrimonio di famiglia anche: • una villa in città del valore di un milione di euro e di due appartamenti di villeggiatura del valore complessivo di 700.000 euro. • un portafoglio finanziario di 800.000 euro investito prevalentemente in titoli di stato. Obiettivi di pianificazione: l’imprenditore vorrebbe pianificare il passaggio generazionale del suo patrimonio. Nutre qualche perplessità sulle capacità a garantire la continuità di impresa della figlia, sempre più assorbita dalle vicende familiari. QUALE POSSIBILE SOLUZIONE?L’imprenditore trasferisce con il patto di famiglia la maggioranza delle sue partecipazioni a favore di un figlio, compensando con donazioni di immobili e denaro la quota di legittima spettante all’altra figlia. La moglie rinuncia alla sua quota di legittima. Il patto di famiglia consente il trasferimento dell’impresa familiare in neutralità fiscale a condizione che il figlio mantenga il controllo della società per almeno 5 anni. Consente inoltre di prevenire potenziali conflitti tra i suoi figli all’apertura della sua successione, dal momento che quanto stabilito nel patto non potrà essere oggetto di azione di riduzione e di restituzione da parte dei suoi eredi.
Atti di Destinazione
Gli strumenti di protezione del patrimonio Gli atti di destinazione sono stati introdotti nel nostro ordinamento nel 2006 con l’articolo 2645-ter del Codice Civile. Con l’introduzione di tale articolo, è stato sancito che, mediante atto pubblico, determinati beni immobili e mobili registrati possono essere destinati “alla realizzazione di interessi meritevoli di tutela” per una durata non superiore a novant’anni o per la durata della vita della persona fisica beneficiaria. Secondo quanto previsto, stabilendo su determinati beni il vincolo di destinazione si ottiene l’effetto di isolare questi beni dal patrimonio “generale” del soggetto che ne è titolare, in modo da destinarli al perseguimento del fine per il quale l’atto di destinazione è statoistituito. I beni “vincolati” e i loro frutti sono sottratti a qualsiasi azione esecutiva che non dipenda da debiti assunti proprio con riferimento al vincolo stesso. In altre parole, imprimendo ad alcuni beni un vincolo di destinazione, un soggetto può creare un patrimonio separato rispetto a quello generale di cui sia titolare. CASO 1 Un padre, imprenditore, intende garantire al figlio una dimora certa per quando non ci sarà più. Preoccupato per il futuro del figlio istituisce su un immobile il vincolo destinato all’abitazione del figlio. I creditori dell’imprenditore non potranno rivalersi sull’immobile vincolato a favore del figlio. CASO 2 Un signore che convive con la propria compagna istituisce un vincolo su di un immobile a favore di quest’ultima, per tutta la durata della sua vita per garantirle una abitazione. I creditori del compagno non potranno aggredire l’immobile. CASO 3 Un nonno intende tutelare il proprio nipote e istituisce un vincolo su un immobile a favore di quest’ultimo in modo che con l’affitto possa sostenersi durante gli studi. I creditori del nonno non potranno rivalersi sull’immobile. CASO 4 Una signora anziana intende tutelare la propria badante e istituisce a favore della badante il vincolo di destinazione su un proprio immobile per tutta la sua vita, per garantirle un’abitazione. I creditori dell’anziana signora non potranno rivalersi sull’immobile.
Il Fondo Patrimoniale
Gli strumenti di protezione del patrimonio Il fondo patrimoniale, introdotto con la riforma di famiglia del 1975, è lo strumento previsto dal nostro codice civile (artt. 167 e ss.) per assicurare alla famiglia fondata sul matrimonio la tutela dei beni destinati a soddisfare i bisogni della famiglia da possibili aggressioni da parte di terzi. Il fondo patrimoniale è una convenzione (stipulata mediante atto notarile) mediante la quale viene attribuita ad alcuni beni una specifica destinazione. Attraverso la costituzione del fondo, i beni che ne fanno parte vengono destinati all’esclusivo soddisfacimento dei bisogni della famiglia (come quelli di contribuzione, assistenza e mantenimento). Sui beni facenti parte del fondo, quindi, viene costituito un vincolo giuridico in grado di proteggere il patrimonio familiare. Possiamo così riassumere i principali vantaggi del fondo patrimoniale: 1. attraverso il fondo, i coniugi possono destinare, vincolandoli, determinati beni per il benessere e il sostentamento della famiglia. In questo modo, sia i beni che i frutti che ne derivano, rimangono interni alla famiglia e non possono essere utilizzati per scopi estranei al sostentamento del nucleo familiare 2. il fondo costituisce un patrimonio separato e pertanto sui beni oggetto del fondo non è possibile agire in nessun modo forzatamente. Gli stessi coniugi non possono disporre dei beni costituenti il fondo se non per scopi legati agli interessi della famiglia e nemmeno i creditori possono soddisfare i propri diritti rivalendosi sui beni del fondo per motivi estranei ai bisogni della famiglia. Ne consegue che, se il debito non ha rapporti con i bisogni della famiglia, gli eventuali creditori non potranno soddisfarli sui beni del fondo. 3. Nella pratica, il fondo è principalmente utilizzato per difendere i beni della famiglia da eventuali pignoramenti promossi dai creditori per debiti sorti nello svolgimento dell’attività lavorativa eventualmente svolta dai coniugi. Infatti, in base al codice civile, i creditori dei coniugi non possono ipotecare, pignorare e vendere i beni oggetto del fondo se il debito contratto dal debitore è stato contratto per scopi estranei ai bisogni della famiglia o comunque per i debiti che i creditori sapevano essere stati contratti per scopi estranei ai suddetti bisogni. Vediamo insieme un caso: Un dottore commercialista è sposato in comunione dei beni con un’impiegata statale. Hanno due figli poco più che ventenni, entrambi neolaureati in cerca di occupazione. Il commercialista vorrebbe proteggere il suo patrimonio immobiliare, costituito dalla bellissima villa in cui vive con la famiglia e da una casa al mare, da eventuali cause di risarcimento danni derivanti dall’esercizio della sua professione. QUALE POSSIBILE SOLUZIONE?Il fondo patrimoniale gli consentirà di proteggere il suo patrimonio immobiliare. Ø Affinché il fondo patrimoniale sia opponibile alle ragioni dei suoi creditori futuri è necessario che la sua costituzione e le sue eventuali modifiche debbano essere annotati a margine dell’atto di matrimonio conservato nei registri del Comune in cui il matrimonio è stato celebrato. In particolare devono essere indicati la data del contratto, il notaio rogante e le generalità dei contraenti. Ø Sarà poi necessario trascrivere il vincolo di destinazione imposto ai beni immobili nei registri immobiliari. Ø A completamento della strategia di tutela patrimoniale si suggerisce il cambiamento di regime patrimoniale a favore di quello di separazione dei beni. Il Fondo Patrimoniale
Il Trust
QUALE POSSIBILE SOLUZIONE? In questo caso ha senso correre al Trust in quanto l’effetto segregativo consente di isolare economicamente e giuridicamente un certo bene per destinarlo alla soddisfazione di un certo interesse non tutelato del nostro ordinamento. CASO 2 – UNA MAMMA IN ANSIA PER IL SUO PATRIMONIOUna signora nel corso della sua vita ha donato parte dei suoi beni al figlio, soggetto scialacquatore dedito solo alla bella vita. Ora ha deciso di proteggere i restanti sui beni (immobili, denaro e opere d’arte), corrispondenti alla quota disponibile del suo patrimonio, dalla loro caduta in successione al figlio scialacquatore. Inoltre intende realizzare anche i seguenti desideri: che i beni siano destinati alla nipotina, per sostenerla negli studi o per iniziare una professione, e che sino ad allora siano gestiti in modo oculato; che sino a che la signora sarà in vita i redditi prodotti dai beni saranno accumulati e le saranno, eventualmente, attribuiti per quella parte necessaria ad integrare il suo reddito in caso di necessità mediche; che il figlio sia aiutato, ma solo in caso di gravi motivi di salute e che possa continuare ad abitare per tutta la vita in uno degli immobili. QUALE POSSIBILE SOLUZIONE? Il Trust protegge il patrimonio della signora da eventuali aggressioni patrimoniali e consente, alla sua morte, di tutelare la nipotina. Sarà infatti il trustee, secondo le istruzioni ricevute, a garantirle una rendita necessaria a completare il suo percorso universitario o per l’avvio della professione. Allo stesso tempo, la signora si tutela nel caso in cui dovesse avere necessità di attingere dal suo patrimonio in presenza di malattie invalidanti. CASO 3 – UN PADRE PREVIDENTEUn professionista, medico chirurgo quarantenne, vuole destinare alcuni dei suoi beni (denaro, immobili e quote societarie) per esigenze di vita future della famiglia e di sua figlia, ora minorenne. Oltre a ciò vuole realizzare anche i seguenti ulteriori desideri: a) che i redditi derivanti dai beni siano accumulati ed impiegati per le esigenze di vita della famiglia; b) che alcuni beni possano essere impiegati per le necessità di vita o mediche sue e di sua moglie, qualora non sia in grado di farvi fronte con il proprio reddito; c) che uno degli immobili (la casa di campagna) sia goduto dai suoi discendenti, ma che possa mai essere venduto (tranne in casi eccezionali da lui previsti), in quanto appartiene alla sua famiglia da generazioni. QUALE POSSIBILE SOLUZIONE? In questo caso il Trust consente di realizzare gli obiettivi di tutela e trasferimento del patrimonio di famiglia. Conferendo nel Trust il proprio patrimonio immobiliare, finanziario e societario, il medico da un lato lo protegge dai rischi professionali e dall’altro ne garantisce la continuità nel tempo. Sarà inoltre possibile stabilire che un immobile al quale il medico è particolarmente legato, sia goduto dai suoi discendenti ma anche dagli stessi non possa mai essere venduto. patrimonio di famiglia CASO 1 – UNA NONNA PREOCCUPATAUna nonna ha un nipote diversamente abile, figlio della figlia scomparsa dandola alla luce. La nonna ha sempre contribuito economicamente alle esigenze del nipote. Qualcuno le ha suggerito di sottoscrivere una polizza vita a copertura delle esigenze del nipote, ma la nonna non era convinta della soluzione in quanto: 1 Vuole evitare che: · alla sua morte, la somma pagata dalla compagnia assicuratrice venga erogata, anche solo nella forma di rendita, al nipote disabile, perché non sarebbe in grado di gestirla; · la somma venga erogata ad altri soggetti, in quanto questi non avrebbero alcun vincolo giuridico di destinazione circa il suo impiego a favore del nipote e potrebbero liberamente disporne; · la somma pervenga al padre del disabile, in quanto la nonna non ripone alcuna fiducia in lui, il quale, tra l’altro, è in procinto di risposarsi. 2 Vesidera che:· la somma giunga al nipote disabile poco alla volta e secondo i criteri che lei ha sempre ritenuto giusti; · sia impiegata per sostenere le necessità di vita del nipote disabile; · alla morte del disabile, quanto residuerà della somma vada ai suoi fratelli QUALE POSSIBILE SOLUZIONE? In questo caso ha senso correre al Trust in quanto l’effetto segregativo consente di isolare economicamente e giuridicamente un certo bene per destinarlo alla soddisfazione di un certo interesse non tutelato del nostro ordinamento. CASO 2 – UNA MAMMA IN ANSIA PER IL SUO PATRIMONIOUna signora nel corso della sua vita ha donato parte dei suoi beni al figlio, soggetto scialacquatore dedito solo alla bella vita. Ora ha deciso di proteggere i restanti sui beni (immobili, denaro e opere d’arte), corrispondenti alla quota disponibile del suo patrimonio, dalla loro caduta in successione al figlio scialacquatore. Inoltre intende realizzare anche i seguenti desideri: che i beni siano destinati alla nipotina, per sostenerla negli studi o per iniziare una professione, e che sino ad allora siano gestiti in modo oculato; che sino a che la signora sarà in vita i redditi prodotti dai beni saranno accumulati e le saranno, eventualmente, attribuiti per quella parte necessaria ad integrare il suo reddito in caso di necessità mediche; che il figlio sia aiutato, ma solo in caso di gravi motivi di salute e che possa continuare ad abitare per tutta la vita in uno degli immobili. QUALE POSSIBILE SOLUZIONE? Il Trust protegge il patrimonio della signora da eventuali aggressioni patrimoniali e consente, alla sua morte, di tutelare la nipotina. Sarà infatti il trustee, secondo le istruzioni ricevute, a garantirle una rendita necessaria a completare il suo percorso universitario o per l’avvio della professione. Allo stesso tempo, la signora si tutela nel caso in cui dovesse avere necessità di attingere dal suo patrimonio in presenza di malattie invalidanti. CASO 3 – UN PADRE PREVIDENTEUn professionista, medico chirurgo quarantenne, vuole destinare alcuni dei suoi beni (denaro, immobili e quote societarie) per esigenze di vita future della famiglia e di sua figlia, ora minorenne. Oltre a ciò vuole realizzare anche i seguenti ulteriori desideri: a) che i redditi derivanti dai beni siano accumulati ed impiegati per le esigenze di vita della famiglia; b) che alcuni beni possano essere impiegati per le necessità di vita o mediche sue e di sua moglie, qualora non sia in grado di farvi
Il Trust (seconda parte)
Gli strumenti di protezione del patrimonio Quali beni possono essere oggetto del Trust?Possono essere oggetto del trust tutti i beni facenti parte del patrimonio familiare e aziendale del disponente: · titoli di credito · conti bancari e somme di denaro · azioni di aziende di famiglia · quote di società immobiliari · preziosi e opere d’arte · quote di fondi comuni di investimento · azioni quotate in italia o all’estero · immobili (anche in nuda proprietà) I beni, a meno che l’atto istitutivo del trust ponga divieti in tal senso, possono essere alienati, ipotecati, dati in pegno, vincolati dal trustee per realizzare le finalità previste dall’atto medesimo. Se i beni conferiti in trust producono frutti (locazioni, partecipazioni in società che distribuiscono utili, ecc.) questi sono ricevuti dal trustee e il trust genera un reddito. L’atto istitutivo può prevedere che il trustee abbia l’obbligo, oppure la facoltà da esercitarsi a sua discrezione, di distribuire ai beneficiari quel reddito. Affinché si realizzi appieno la protezione del patrimonio conferito in trust è necessario che il conferente sia in bonis, ovvero non abbia una situazione patrimoniale patologica pregressa. Infatti anche gli atti di segregazione in trust di beni sono sottoposti alle norme in materia di revocatoria fallimentare e ordinaria. Qual è l’utilità del trust nel passaggio generazionale?L’organizzazione del passaggio generazionale nelle famiglie imprenditoriali è, senza dubbio, uno dei più frequenti utilizzi del trust, strumento che, per le sue peculiari caratteristiche, ben si presta, infatti al raggiungimento dello scopo di suddividere il patrimonio tra i familiari dell’imprenditore e, se occorre, per l’individuazione di colui o coloro che sono reputati più adatti per assumere il comando dell’impresa oggetto di passaggio generazionale. Nell’istituzione di un trust per il passaggio generazionale dell’impresa, viene affidata al trustee la proprietà dell’impresa o meglio la gestione della proprietà e questo permette di mantenere l’unità degli assetti proprietari. I beneficiari saranno: – per quanto concerne le rendite, lo stesso imprenditore e i suoi familiari; – per quanto riguarda l’attribuzione finale dei beni, i suoi discendenti in ragione di ciò che è stato stabilito nell’atto istitutivo di trust.
Il Trust (prima parte)
Gli strumenti di protezione del patrimonio L’istituto del trust trova legittimazione nell’ordinamento giuridico italiano a seguito dell’adesione dell’Italia alla Convenzione dell’Aja del 1 luglio 1985 resa esecutiva ed in vigore dal 1 gennaio 1992. Per trust si intendono: “I rapporti giuridici istituiti da una persona, il costituente, mediante atto tra vivi e mortis causa, qualora dei beni siano stati posti sotto il controllo di un trustee nell’interesse di un beneficiario o per un fine specifico”. Secondo tale articolo, gli elementi essenziali del TRUST sono quattro: 1) L’atto: negozio giuridico istitutivo, inter vivos o mortis causa; 2) I soggetti: costituente o settlor da una parte, trustee e beneficiario dell’altra; 3) L’oggetto: beni posti sotto controllo; 4) La funzione: realizzazione di un interesse per il beneficiario o di un fine specifico. · I beni in Trust costituiscono una massa distinta e non fanno parte del patrimonio del trustee, inoltre sono intestati a nome del trustee ovvero a nome di un’altra persona per conto del trustee · Il trustee ha il potere/dovere/onere, riguardo ai beni in trust di amministrare, gestire o disporre secondo i termini del Trust e secondo le norme particolari impostegli dalla legge; inoltre deve rendere contro della sua attività. Norma di completamento del quadro descrittivo appena delineato è la disposizione dell’articolo 2, ultimo comma, che puntualizza: · il costituente può conservare alcune prerogative · il trustee può essere titolare di alcuni diritti in qualità di beneficiario Il trust presuppone la presenza di un disponente (settlor) che trasferisce i beni che appartengono al proprio patrimonio ad un altro soggetto persona fisica o giuridica (trustee) che li dovrà amministrare e gestire al fine poi di trasferirli dopo un determinato periodo ad uno più beneficiari, o anche al fine di raggiungere uno scopo predefinito (ovvero un fine i cui tempi di definizione e le modalità di realizzazione siano già preventivamente stabiliti), sempre che non sia contrari all’ordine pubblico. Potrà essere prevista la figura di un guardiano del fondo (protector) per assicurare una corretta ed efficace amministrazione dei beni conferiti in trust ed il perseguimento reale dello scopo previsto. Quali sono le caratteristiche dei soggetti coinvolti? Disponente: nella prassi il disponente opera un conferimento irrevocabile, cosicché i beni confluiscono nel fondo in via definitiva, uscendo dalla disponibilità materiale e giuridica. Anche il controllo sull’operato del trustee è esercitato da soggetti diversi dal disponente (protector, beneficiario) così da scongiurare il rischio che il Trust possa essere considerato simulato e quindi nullo. Il trust può essere revocato: nell’atto istitutivo si indicano le circostanze al ricorrere delle quali può essere revocato e il soggetto che può revocarlo e nominare il nuovo trustee. Trustee: può essere una persona fisica (lo stesso disponente), un professionista di fiducia del disponente (settlor), o anche una persona giuridica. L’atto costitutivo del trust disciplina gli obblighi e i diritti del trustee e, in caso di pluralità di trustee, i modi di soluzione delle controversie. Se il trustee si comporta in modo infedele rispetto a quanto previsto nell’atto istitutivo e compie atti che non avrebbe potuto compiere, entro certi limiti, è possibile agire per annullamento di tali atti. Beneficiario: anche il beneficiario può essere una persona fisica (lo stesso disponente) o giuridica, un insieme di soggetti determinati anche genericamente e/o non ancora esistenti al momento della costituzione del trust. Il disponente istituendo il trust e conferendo in esso i propri beni perde la proprietà di tali bene a favore del trustee che ne diventa a tutti gli effetti proprietario. La segregazione patrimoniale è l’aspetto fondamentale che caratterizza il trust. I beni o diritti oggetto del trust rappresentano un patrimonio separato rispetto ai beni del disponente, del trustee e del beneficiario.
Società Fiduciarie e Intestazione Fiduciaria
Gli strumenti di protezione del patrimonio Le società fiduciarie sono state istituite con la legge 23 novembre 1939 n. 1966: “sono società fiduciarie e di revisione quelle che si propongono sotto forma di impresa, di assumere l’amministrazione dei beni per conto di terzi, l’organizzazione e la revisione contabile di aziende e la rappresentanza dei portatori di azioni e di obbligazioni”. L’intestazione fiduciaria sorge con un contratto di mandato in base al quale un soggetto (il fiduciante) trasferisce un diritto ad un altro soggetto (il fiduciario). Con l’intestazione fiduciaria, la società fiduciaria ha il compito di amministrare in modo professionale, in trasparenza e riservatezza, per conto del fiduciante, il suo patrimonio: · la società fiduciaria opera in nome proprio ma nell’esclusivo interesse del fiduciante; · la proprietà del patrimonio rimane del fiduciante mentre il fiduciario agisce in base alle direttive impartite dal primo. Il fiduciario assume quindi la veste di mero intestatario nei confronti dei terzi con cui interagisce per conto del fiduciante stesso. Con l’evoluzione dei mercati e delle tecniche di amministrazione e gestione dei patrimoni, si sono venute a delineare e a consolidare, in funzione dei poteri conferiti alla società fiduciaria e dunque delle modalità concrete di svolgimento delle attività, due differenti tipologie di amministrazione: Amministrazione statica: detta anche Fiduciaria di Amministrazione, ha come ruolo principale la gestione e la conservazione del patrimonio del fiduciante garantendo l’esercizio dei diritti inerenti ai beni, l’esecuzione di obbligazioni e transazioni. Amministrazione dinamica: detta anche Fiduciaria di Gestione, ha come attività principale la valorizzazione del patrimonio del fiduciante mediante operazioni in valori mobiliari di investimenti e disinvestimento sotto la vigilanza della Consob e di Banca di Italia. L’intestazione fiduciaria garantisce la riservatezza a chi voglia effettuare un’operazione o detenere un bene senza comparire, anche per semplice misura di sicurezza passiva. La spersonalizzazione della proprietà dei beni fiduciati, derivante dalla intestazione a nome del fiduciario, ha quindi l’effetto di offrire riservatezza riguardo l’identità dell’effettivo titolare. Chiaramente questa protezione non risulta efficace qualora l’intestazione fiduciaria sia contraria ai principi fondamentali dell’ordinamento giuridico. Il mandato fiduciario non è perciò uno strumento di separazione del patrimonio. È esclusivamente uno strumento di costituzione di un patrimonio amministrato in forma anonima. L’intestazione fiduciaria può essere quindi considerata una soluzione molto utile in tutti i casi in cui è opportuno, al fine di proteggere il patrimonio, non far conoscere a terzi il possesso di un determinato bene o di una determinata attività. In virtù del rapporto fiduciario, si attua una protezione indiretta dei beni derivante dall’anonimato circa l’effettivo titolare degli stessi e dal vincolo di riservatezza a cui è tenuta la fiduciaria. L’intestazione fiduciaria può risultare uno strumento utile quando: – quando si vuole attivare una protezione indiretta dei beni derivante dall’anonimato circa l’effettivo titolare degli stessi e dal vincolo di riservatezza a cui è tenuta la fiduciaria; – quando il fiduciante vuole mantenere una visione unitaria (e il controllo) del patrimonio complessivo aggregando, grazie all’unicità dell’intestatario, i segmenti affidati ai vari intermediari finanziari; – come strumento di organizzazione del trasferimento generazionale: con il mandato fiduciario e con il conferimento alla fiduciaria di istituzioni specifiche si può tra l’altro: · prevedere la continuità gestionale; · stabilire un’eventuale attribuzione specifica di diritti ai diversi componenti il nucleo familiare; · attribuire fondi indisponibili. Tutto ciò nel rispetto dei divieti dei patti successori e delle quote di legittima.


